Svolta ambientalista? Macché…

•11 dicembre 2008 • Lascia un commento

L'installazione dei pannelli solari non è più incentivataRitorno a riempire questo spazio con un argomento che mi pizzica l’ulcera.

Leggo che le ultime decisioni dell’Esecutivo portano alla cancellazione dei benefici fiscali per le famiglie che decidono di installare pannelli solari e/o di ristrutturare le proprie abitazioni con nuovi criteri di risparmio energetico.
Il famoso 55% di detrazione sui lavori da spalmarsi nei tre anni successivi non esisterà più.

Ma allora?
Tutto il mondo corre verso nuove frontiere di rispetto dell’ambiente, tutti si scervellano per trovare nuove fonti energetiche pulite e comunque rinnovabili, tutti si danno un gran daffare per non inquinare.
E che facciamo in Italia?
Invece di insistere e, anzi, aumentare le manovre a sostegno della pulizia dell’ambiente, togliamo anche i vantaggi per chi decide di muoversi in quella direzione. Tanto la benzina costa molto meno e quindi è meglio darci dentro più che si può con petrolio ed affini, così che almeno i 20 miliardi di dollari che stiamo dando alla Libia hanno un senso.
Tra l’altro, qualche tempo fa il Premier dava consigli utili agli investitori: “l’Enel è un’azienda italiana che rappresenta un titolo sicuro su cui investire”, disse… Siccome forse non era ancora abbastanza sicuro, ha fatto un po’ più  in modo che i potenziali competitors di Enel, il sole e l’acqua, escano il prima possibile dal mercato.

A tutt’oggi, dunque, io penso che quel vantaggio fiscale concesso negli ultimi anni abbia in realtà avuto un’altra ratio, diversa dall’incentivazione dello spirito ambientalista.  Penso si sia trattato piuttosto di un modo come un altro per far emergere il lavoro nero di costruttori edili e di idraulici, perché è chiaro che il bonus veniva concesso solo in presenza di regolari fatturazioni.

Esauritasi la spinta anti-lavoro nero, ecco che pure quei bonus fiscali (gestiti comunque con troppe complicazioni, come mi ha raccontato chi ha provato a beneficiarne) non sono più utili alla causa.

L’ennesima occasione persa per migliorare la situazione.
A vantaggio di pochi, a discapito della stragrande maggioranza degli italiani.

Mandi

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L’autostrada del 2000? Un teatro di guerra…

•6 settembre 2008 • Lascia un commento

8 agosto 2008:
Camion salta la corsia: 7 morti sulla A4
VENEZIA. Pare l’effetto di una bomba ciò che resta sulla corsia per Trieste della A4 dopo lo schianto nel pomeriggio fra due Tir e tre autovetture: sette i morti tra le fiamme, in un groviglio di auto e camion che trasforma l’autostrada delle vacanze in un inferno.Una giornata di esodo verso il mare è diventata un’altra strage da aggiungere alla lista dei più gravi incidenti stradali italiani. Ancora una volta è stato il salto di carreggiata di un Tir a innescare il finimondo sulla Venezia-Trieste, tra Cessalto e San Donà, un’arteria dove in giorni come questo passano anche 140 mila veicoli. Terribile la scena che si è presentata ai soccorritori, polizia e vigili del fuoco innanzitutto, che si sono trovati davanti due camion e un camper sventrati, e una delle due automobili completamente schiacciata sotto a uno dei Tir. Tutte le sette vittime – cinque italiani e due stranieri – sono rimaste carbonizzate. Dell’auto finita sotto il camion, l’ultima ad essere estratta dai pompieri, completamente fusa, non era identificabile neppure il modello.

30 agosto 2008:
A4, autotreno salta la carreggiata Bergamo: 7 i feriti, 3 sono gravi
BERGAMO. Ancora un Tir, ancora un salto di carreggiata, in un incidente per fortuna meno grave di quello dell’8 agosto nel quale sette persone persero la vita sulla A4 non lontano dall’uscita di Cessalto. Intorno alle 6.50, sulla A4 fra Seriate e Ospitaletto, in direzione Brescia, un mezzo pesante ha sbandato e sfondato lo spartitraffico centrale in cemento, finendo per occupare la corsia di sorpasso della carreggiata opposta mentre arrivavano altri veicoli, tra i quali un furgone e due auto. Sette persone sono rimaste ferite, tra queste tre in modo grave.
2 settembre 2008:
Scontro tra tir: ancora morti sull’A4
SAN DONA’. Ancora uno schianto fra tir sull’A4 nel tratto “maledetto” tra Cessalto e Noventa. E altre due vittime. Questa volta è stato un tamponamento fra mezzi pesanti, sono morti carbonizzati due autotrasportatori stranieri. L’incidente, nel territorio di San Donà, è avvenuto ieri mattina alle 10.30.

Nove vittime in due mesi. «Tir problema europeo»
UDINE. Si allunga la serie di incidenti mortali sull’autostrada A4. Negli ultimi due mesi si sono registrate 9 vittime. Ma l’elenco degli incidenti gravi comincia nel lontano 2003, quando ci si rese conto che il mondo era cambiato, in peggio, sulle nostre strade. Era il 13 marzo. Era una giornata di traffico. Sulla carreggiata ovest scoppiò l’inferno. C’era nebbia. Un camion innescò la carambola. Dall’altra parte i rallentamenti dei curiosi provocarono un altro mega incidente. Fu una strage: 13 morti (tra cui una vittima di Roveredo in Piano), oltre 100 feriti e una storia di risarcimenti che per alcuni sono arrivati col contagocce. Furono 250 i mezzi coinvolti. sorpasso ai tir nellaMa per restare solo al 2008, in primavera il dipendente di un cantiere di Monfalcone, residente in provincia di Ferrara muore sotto un camion. Il 27 luglio scorso un pullman di turisti esce di strada a Noventa di Piave. Bilancio: 21 feriti polacchi, di cui una particolarmente grave. L’8 agosto scorso infine a Cessalto l’incidente che costa la vita a sette persone. Tra loro padre e figlio di Bologna, una docente universitaria (sorella del professor Pombeni), due ragazzi di Vicenza. Un autista marocchino e l’autista polacco che era alla guida del camion protagonista del salto di carreggiata che travolse un altro mezzo pesante e due vetture. Ieri l’ennesima tragedia.

6 settembre 2008
Ubriaco e senza patente va contromano in autostrada
RESIUTTA. Ubriaco e senza patente, ha percorso più di dieci chilometri contromano in autostrada, all’altezza di Resiutta, nella zona delle gallerie. Ha provocato due incidenti, mettendo a rischio la vita di due famiglie che sono salve solo per miracolo. È stato bloccato dalla Stradale di Amaro e denunciato. Da chiarire come sia entrato in A23. Una coppia vicentina che viaggiava con il figlioletto salva solo grazie alla pronta frenata di un camionista.
Macchina contromano per 5 chilometri sull’A28
SESTO AL REGHENA. «Aiuto, c’è una macchina in autostrada che corre contromano!». Decine le chiamate di questo tipo giunte ieri mattina ai centralini delle forze dell’ordine, automobilisti sotto shock segnalavano la pazza corsa di una Fiat Uno, che stava percorrendo contromano l’A28. Miracolosamente, è veramente il caso di dirlo, non si sono verificati incidenti. Alla guida dell’auto Z.A., un 69enne di Portogruaro, che prima di essere intercettato dagli agenti della polizia stradale ha fatto in tempo a percorrere circa 5 chilometri, seminando il panico tra gli automobilisti in transito. L’uomo, forse in stato confusionale, non si era reso conto di avere imboccato l’autostrada nel verso sbagliato.

Siamo sicuri che la costruzione di nuove strade e l’ampliamento di quelle esistenti sia la soluzione corretta?
Non è forse meglio rendere più virtuoso l’accesso degli utenti alle già numerose strade attuali? E magari impedire a un sacco di idioti di solcare l’asfalto?

Pillola cinematografica

•3 settembre 2008 • Lascia un commento

Vuoi davvero essere grande? E allora devi avere il coraggio di sbagliare alla grande e di restare lo stesso in circolazione. Lascia che si chiedano cos’hai ancora da ridere!

 

 

 

 

 

 

 

(tratt. dal film “Elizabethtown”)

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P.S.: secondo il mio parere, un film delizioso!
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5 miliardi di dubbi

•2 settembre 2008 • Lascia un commento

ROMA – Arriva la firma dell’accordo di “Amicizia, partenariato e cooperazione” tra Italia e Libia. Il premier Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi hanno siglato sotto la tenda del colonnello libico l’intesa che vedrà il nostro Paese risarcire l’ex colonia con circa cinque miliardi di dollari in 25 anni. La firma dell’accordo è stata salutata con lungo applauso dei presenti.
«Un risarcimento per “compensare” il passato coloniale. Ora più petrolio e meno immigrati. La firma di questo trattato di amicizia, parternariato e cooperazione ha una portata storica e chiude definitivamente la pagina del passato». Così si è espresso il premier Berlusconi dopo aver firmato il trattato con la Libia.
Berlusconi si è detto convinto che, d’ora in avanti, Italia e Libia combatteranno insieme i commercianti di schiavi anche attraverso la costruzione da parte di Finmeccanica di un sistema di controllo radar e satellitare sulle frontiere meridionali del Paese. Di certo con la stagione autunnale gli sbarchi a Lampedusa diminuiranno, ma il problema si riproporrà il prossimo anno come una spada di Damocle. Le pensioni di invalidità alle vittime delle mine italiane e agli eredi degli “ascari” che combatterono a fianco delle truppe italiane hanno fatto gridare allo scandalo l’associazione dei rimpatriati dalla Libia che attendono ancora una parte degli indenizzi per i beni sequestrati a suo tempo da Gheddafi (che non sono stati computati per ridurre le pretese libiche). Cauto ottimismo invece delle imprese che vantavano crediti per 620 milioni di dollari che dovrebbero in buona parte essere liquidati. Ma i primi a non credere che questo accordo chiuderà realmente ogni questione pregressa sono proprio le due parti negoziali che già hanno incaricato una serie di gruppi tecnici di lavoro di approfonidre i singoli capitoli dell’accordo. C’è, tuttavia, da sottolineare che, per la prima volta, anche rispetto ai politici della prima Repubblica, Berlusconi ha saputo intercettare l’anima profonda del Colonnello e ha saputo creare una corrente di simpatia che ha favorito il clima necessario per l’intesa. Per la prima volta Gheddafi non ha donato al premier italiano il vecchio e arrugginito moschetto 91 dei soldati italiani ma una camicia di lino bianco mentre il Cavaliere ha portato in dono all’ospite un calamaio d’argento a forma di leone con due penne con le quali è stato frimato l’accordo.

Dunque…
Mumble…

A occhio e croce ci guadagnano le imprese italiane che vantano crediti in Libia: i soldi pubblici italiani finiscono dall’altra parte del Mediterraneo, per poi tornare nelle tasche di qualche grande imprenditore italico. Uhm….

L’onorevole Berlusconi auspica più petrolio libico per l’Italia. Ok, ma se tutto il mondo sta dotandosi di un’identità ecologista, perché diamine l’Italia investe tutti quei soldi per il petrolio libico?
Eppoi… Non leggo da nessuna parte da dove tireremo fuori 5 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni… L’unica buona notizia penso sia il cambio favorevole: al giorno d’oggi, 5 miliardi di dollari sono, al cambio, circa 3,8 miliardi di euro. Oggi.. tra 20 anni non saprei.
E, comunque, se li tiriamo fuori per “risarcire” la Libia, perché cacchio non li tiriamo fuori per altre opere necessarie in Italia? E quei 5 miliardi di dollari finiranno per ampliare il nostro già corposo deficit?

Uhm…

Io ho un sacco di dubbi in testa. E tu?

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La madre degli imbecilli è sempre incinta…

•30 agosto 2008 • 2 commenti

(ANSA) ROMA. Nella prima giornata di Serie A, tra gli incontri clou, la Juventus sfida la Fiorentina al Franchi. La Roma ospita il Napoli: giallorossi senza Totti, Taddei e Perrotta. Allerta per le tifoserie. Ieri i primi due anticipi del campionato: Udinese-Palermo 3-1 e Samp-Inter 1-1.
Dopo momenti di tensione e’ partito dalla stazione ferroviaria di Napoli centrale il treno intercity fermo dalle ore 9,24 in seguito alle intemperanze dei tifosi del Napoli diretti verso la capitale per la partita con la Roma. Sul treno si trovano circa 1.300 tifosi partenopei, mentre i passeggeri che avevano scelto l’intercity – diretto a Roma e poi in prosecuzione verso a Torino – per far rientro a casa hanno deciso, consigliati da Trenitalia (??!?!?), di trovare altre soluzioni. A bordo del treno, al momento della partenza, si sono registrati gli applausi dei tifosi che, comunque, sono praticamente stipati a bordo del convoglio, superaffollato. Sul treno non ci sono forze dell’ordine, secondo quanto confermato dal questore di Napoli Antonino Puglisi che ha personalmente condotto la mediazione (???!!?!?!?) con i tifosi, insieme alla Digos.
Sono stati circa 250 i passeggeri che a causa delle intemperanze dei tifosi del Napoli hanno dovuto deviare il loro rientro: hanno, cioé, dovuto lasciare l’Intercity plus 520 diretto a Torino e viaggiare a bordo di altri treni. Solo in cinquanta, infatti, secondo una stima di Trenitalia, hanno deciso di continuare il viaggio con i tifosi. Anche per loro, comunque, disagi con una partenza che ha accumulato oltre tre ore di ritardo. Ritardi – secondo Trenitalia contenuti – anche per altri convogli il cui percorso è stato rallentato dalla partenza ritardata dell’Intercity. Sovraffollato anche il treno dei tifosi che ha viaggiato con circa 150 passeggeri in più rispetto alla normale capienza, nonostante fossero state aggiunte anche altre quattro carrozze. Trenitalia, anche ieri, aveva ribadito ai tifosi l’appello a non utilizzare il treno per recarsi a Roma, in virtù del fatto che oggi è una giornata da ‘bollino rosso’ anche per i treni, in considerazione dei rientri dalle vacanze.
GLI ALTRI PASSEGGERI, E’ ASSURDO – Stanchi e provati dall’esperienza di stamane (“una stazione sotto assedio per colpa di una partita di calcio”) ma soprattutto inferociti per essere stati in pratica sfrattati dal loro convoglio: i passeggeri che avrebbero dovuto partire da Napoli con l’intercity delle 9.24, diretti a Torino, commentano con rabbia l’assalto dei tifosi, che li ha convinti ad accogliere la richiesta di Trenitalia, ossia scendere dal convoglio per far posto ai supporter azzurri. “Una scena incredibile”, racconta Cinzia Vettosi, in viaggio con due bambini: “Ho avuto finanche paura di scendere dal treno, di fronte a centinaia di tifosi che inveivano pretendendo di salire, in un’atmosfera che è facile immaginare”. Daniela Terrazzano, impiegata, deve tornare a Torino per riprendere domani il lavoro dopo le ferie: “Dovevo partire alle 9.24, ho già perso oltre tre ore e non so quando potrò prendere il prossimo treno. Scendere? In pratica non c’erano alternative: prima i tifosi hanno cominciato a chiedercelo urlando, poi sono saliti sul treno gli addetti di Trenitalia ribadendo la richiesta. Cosa dovevamo fare?”. Alcuni passeggeri hanno reagito urlando contro l’assedio. Tra loro la signora Anna R., in viaggio con il figlio che deve essere visitato all’ospedale Gaslini: ha pianto e gridato all’indirizzo dei tifosi, alcuni dei quali hanno anche provato a confortarla. Anche lei, comunque, ha abbandonato l’intercity in attesa di una successiva partenza.

Non è ancora cominciato il campionato, che già si registrano episodi allucinanti, non degni di un paese che vorrebbe definirsi (ma non è) civile.
MI fa specie il fatto che ognuno di quegli imbecilli possa essere schedato, sia conosciuto. E i movimenti di questi imbecilli sono conosciuti in netto anticipo dalle forze dell’ordine. Ciò nonostante, succedono comunque fatti del genere, in barba al decreto Pisanu, in barba alle norme del civile buon senso, in barba ai diritti di chiunque.
Allo stadio, per dirne una, a un handicappato è vietato l’uso del binocolo per vedere la partita, a un anziano è vietato l’uso dell’ombrello per ripararsi dalla pioggia o dal sole, finanche la stampella per camminare. Però a un imbecille non si può vietare di esprimere tutta la sua stupida inettitudine.

E comunque, com’è possibile che ci fossero alcune decine di pregiudicati tra i teppisti? Non mi dirai che il questore o il prefetto di Napoli non lo sapevano?! E come mai le telecamere di alcuni tra i più importanti network nazionali erano lì a riprendere il tutto?? Chi ha contattato tutti quei giornalisti? Sento odore di marcio…

Però tanto il problema più grave è sempre il contratto televisivo Rai-Lega Calcio… troppo pochi milioni di euro…

Bah!

La storie di Don Sdrondène di Pampelune

•29 agosto 2008 • 2 commenti

Don Dino, al’jère il plevàn di Pampelune e al jère sorenomenât “El Sdrondenòn”, par vie ch’al sdrondenave di dut, clâs, raganèi, al scampanotâve lis clotiis, al traìve lis òstiis, al faseve un casìn dal diàul e nol’jère bòn di cidinâsi.
I zòvins di Pampelune, par fâ plui a la svèlte, lu clamavin di tire “Dinsdrondène” e a lui no ‘j plasève masse, pidimàncul nol disève nuje, par tignî donğhe da la glèsie i fantazìns. Pense ce bièl onomatopèic ch’al jère Don Dino, Din Don Sdròndenon… Dùt un scampanotamènt di peràulis.
Une sere, tant ch’al diseve messe in tièrč, no j’ìsal sbrissât il tabernàcul dal incèns su l’altâr grand da la glèsie? Cun’t un frègul di sbìgule, al’è rivât a ničâsi prime che la pòlvar j’lès sòt da la gabàne, ma l’incèns al’è colât jù pe glèsie, sul andit di mieğ, fin ‘tai prins ingenogladòris, là che sintavin simpri Mariùte Barbìne e Catìne Spìce, dôs vedranàtis che sberghelavin fìs une cun che àtre e slengâvin di duč, par no savê ce fâ.
A fâlu di puèste nol si sarès rivât a pensâjale: Mariùte Barbìne jère alèrgiche al incèns e â tacât une stranudaròle che no si pòs crodi. Stranudič cumò, stranudič cumòdenànt… a Mariùte j’vignîve di vaî, cence rivâ a molâ. Catìne, paraltri, vaîve par da bòn, parcè che, infumatâde come che jère, l’incens ‘tai vôj j’lagrimâve dut.
Oh signûr, jùdinus! – à preâve Mariùte, tra un stranudič e chel àtri – Pròpite in glèsie tu vèvis di fàmi vignî la sòlfe?”.
Čhatât il drèt par riscatâ la calme dulinvî, el plevàn al’à tacât il befel a bracis. Dučh vèvin falât alc: cui un fàt, cui un lavôr, cui une peràule, cui un’ande.. Cui ch’al veve mancjât une robe, cui ch’al veve taconât cun d’un’àtre… Dinsdrondène no’l sparagnâve di nissun.
Dome che di corolâri no’l pasâve pe gose il stranudič di Mariute e il vajarîli di Catìne.
E ancje tu, Mariùte – j’cigâve el prèdi – Ancje tu che tu stranudìssis fìs, il Signôr al’à ulût strofâti par qualchi robe che tu às impastanât!”
Siòr plevàn – j’à rispuindût la siorùte dal bàs dal ingenogladôr là che jère scrufugnâde – a contâle jùste, plui che il Signôr, al’è stât lui a traîmi intor la polvarine. Mingo ìsal lui ch’al à di čhastiâmi par alc? ‘Ta che volte da la lujànie, lui al’jère inevreât e jò jeri čhòche…”
No lu vès mai dite… Di daûr dai ingenogladôrs, insòmp, i òmps àn tacât a sberghelâ: “Vèlu, Dinsdrondène… Nûs dîs a nù di no sbrissâ ‘tal pecjât e lui al tacòne cè ch’al pô! Plevan da l’òstie! Vèlu là parce Catìne ‘a vâj! J’à dât la lujànie dome a Mariùte!”
Ma no, fràdis, ce disèiso?! No l’è cussî, come che crodèis! Mariùte contâve un’àtre robe! E tu, Mariùte, Gjùde canèle, tâs! No stâ slengâ par nùje!”
Ce slengâ?? Siòr plevàn, lui al’è un bandâr di pàche! E nus dîs a nu!!!”, j’ cigâvin i òmps.
Ma no, lis me piòris, Mariùte fevelâve di che volte che vève mitût in bòčhe la lujànie, ančje se no jère par jè, ma jère par Catìne Spìce, che mi la vêve preâde parcè no la mitêve in bočhe di tànt e orêve golosâ il gust dopo tant timp…
Siòr plevàn – j’à precisât Catìne, tirânt di lung la vajûde – ‘ta che volte al mi à promitût che se no rivâvi a mèti in bočhe la lujànie, al mi slunğhâve al màncul l’osèi cun dute la polènte… E al si jè dismenteât ančje chèl!”
Di insòmp la glèsie, i òmps no rivâvin plui a tignîsi.
Dinsdrondène da l’ostie! Scajòn di plevàn! Îse che chî la glèsie! Fričòn di gabanèl! E cui sâ ce ch’àl tacòne drenti ‘tal confesionàri!”
Il plevàn al’jère incocalît: non podève cròdi a lis vôs dai cristians. E no’l rivâve a cidinâ la ìnt in glèsie. Mariùte no stranudâve plui fìs e esitâve a sintî la ìnt che sbilfâve il plevàn. E Catìne, che no savêve che pròpite Mariùte j’vêve raspât la lujànie gabànele, si jère slančâde cuntre la comari sgrifignòne, vaînt ančjemô di plui.
Il plevàn al vêve ormai piardût la stanğhe e i òmps tacâvin a lâ fûr de glèsie, quant che Dinsdrondène al’à cigât: “Fràdis… Dispo che sèis dučj invelegnâs, vignîs in canòniche, là che viodarês che j’dòj a Catìne sie la lujànie, sie l’osèi cu la polente, par no fâ disvarîs, come che un cristian al varrès di fâ”.
Plens di curiosetât, i òmps sòn lâs daûr dal plevan e di Catìne in canòniche, là che il prèdi al’à slunğjât dal camarìn une lujànie di chilo, purcitâde doi mês prime…
Ma come?! Siòr plevàn?? Che chi ‘e jè une lujànie di purcìt! – i òmps èrin come basoâi – E nu che crodêvin… Mah… Lìn a čjàse, va là, ch’al jè miôr
E dučj si jèrin lassâs divoltâ che Dinsdrondène al’jère un òmp rampid.
Il plevàn, mol di dùtis lìs tamesàdis, dopo che dute la ìnt jère tornàde a cjàse, al’è tornât in glèsie, là che Mariùte lu spietâve ‘tal confesionàri, par taconâ ančjemò… Che tànt, la ìint veve la crodarîe ch’al no fasêve nuje di fûr dal vade.

Di che volte, in Furlanìe, quant che si ûl che la realtât avanzi la imaginaziòn, si dîs che quant ch’al sermòne il plevàn, scùgne vuardiâ no dome parsòre, ma ančje sòt dal gabàn.

 

(cliccando sui commenti, in alto a fianco al titolo, c'è la traduzione)

Sono “The Redemption Team”, ma non serviva pure aiutarli a vincere!

•24 agosto 2008 • Lascia un commento

Olimpiadi di Pechino 2008
Finale pallacanestro maschile.
Stati Uniti – Spagna: 118-107.

Spettacolo di basket, atletismo, tecnica, coraggio, personalità, fantasia.
Kobe Bryant decisivo, con le giocate che hanno dato il vantaggio definitivo agli States.
LeBron James a suo agio nel fare la differenza in tanti piccoli dettagli, Dwayne Wade clamoroso, specie nel primo tempo, Paul, Bosh e Carmelo Anthony chirurgici, nel complesso americani sempre avanti.
Rudy Fernandez e Ricky Rubio eroici, sfrontati, talentuosi, cazzuti: il primo ha piazzato una schiacciata in entrata in faccia al gigantesco Dwight Howard che mi ha fatto sobbalzare; el niño di Badalona ha incantato per la sua personalità e faccia tosta, unita a una corposa dose di talento. Energico Marc Gasol, uno che sa davvero giocare a basket, un po’ confusionario, ma sempre presente Pau Gasol. E dire che la Spagna praticamente non ha potuto contare su Manuel Calderon e Jorge Garbajosa…

LeBron James e Kobe BryantLa partita è rimasta in bilico fino agli ultimi due minuti, per la gioia dell’intero orbe terracqueo incollato davanti ai teleschermi, per tacere dei 18 mila entusiasti spettatori dell’arena di Pechino. Un autentico spot per la pallacanestro moderna, giocata da atleti sensazionali, arricchiti da una tecnica individuale sopraffina.

Alla fine, dopo la meritata medaglia d’oro agli Usa, trascinati da un Kobe Bryant con l’istinto del killer, mi resta però un piccolo sapore d’amaro in bocca: l’arbitraggio è stato smaccatamente pro-americani. Troppi piccoli vantaggi sono stati concessi agli Usa, rispetto al nulla concesso alla Spagna.
Il “Redemption Team”, vero erede del mitico “Real Dream Team” ha vinto, con pieno merito perché era la squadra più forte presente a Pechino. Proprio per questo, agli americani non serviva tutto quell’appoggio arbitrale: almeno una decina di infrazioni di passi in più contro gli Usa le avrei fischiate, perché se Wade o Bryant prendono illegalmente tre metri di vantaggio sul proprio difensore per andare a canestro, non si tratta di chiudere un occhio per favorire lo spettacolo, ma di avallare un errore tecnico che invece nessuno spagnolo ha commesso. Ergo, non si giocava sullo stesso piano.

Ciò nonostante, la Spagna è rimasta coraggiosamente in partita quasi fino all’ultimo, sperperando anzi i palloni buoni per colmare definitivamente il gap nelle battute conclusive.

Onore agli iberici, hasta siempre!
Quanto agli americani… hanno inventato loro il basket e, dopo battute d’arresto clamorose, hanno ribadito di essere ancora i più forti.

Mandi

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