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	<title>live in Paradiso &#187; Campiòns o cjastròns?</title>
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		<title>live in Paradiso &#187; Campiòns o cjastròns?</title>
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		<title>Dimitrios Marmarinos</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2008 15:40:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Dimitrios Marmarinos<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=206&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Hai presente il film &#8220;Il Gladiatore&#8221;, nelle scene di combattimento dentro le arene, quando il pubblico impazzito inneggia al gladiatore impersonato da Russel Crowe gridando: &#8220;Ispanico! Ispanico! Ispanico!&#8221;?</p>
<p>Bene&#8230;<br />
Il palaCarnera diventava una bolgia simile quando sul parquet scendeva <strong>Dimitrios Marmarinos</strong>, salutato al grido di &#8220;Ellenico! Ellenico! Ellenico!&#8221;. Il ragazzone greco impazziva, aizzava la folla, disintegrava qualsiasi cosa si muovesse in campo e non avesse i colori arancione, sportellava con tutti, piazzava blocchi granitici e salutava i tifosi dopo ogni buona mossa.<br />
Erano i tempi eroici della prima Snaidero del coach/manager Teo Alibegovic, annata 2003-04. Justin Brown, il Tim Duncan australiano (mancato), s&#8217;era rivelato un pippone, Kelecevic e Sekunda erano ali molto leggere e il solo, volenteroso Sasa Markovic, peraltro infortunato, non poteva reggere da solo il peso della lotta contro i centri avversari. Serviva peso sotto canestro, oltre che un lungo in grado di intimidire in difesa.</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/marmarinos.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-207" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/marmarinos.jpg?w=300&#038;h=251" alt="" width="300" height="251" /></a>A metà marzo, Teo Alibegovic s&#8217;inventa la magata: chiama a Udine un mastodonte ellenico di 2.04 per 125 chili di puro titanio, al secolo Dimitrios Marmarinos, proveniente dall&#8217;Apollon Patrasso, nella seconda lega greca ed ex giocatore della Nevada University, allenato dal vecchio allenatore dello stesso Teo a Oregon State. Al palaCarnera, i tifosi salutano un autentico culturista, spalle larghe due metri, bicipiti degni del capotifoso &#8220;Roccia&#8221; e una barbetta che richiama davvero i gladiatori del film di Russel Crowe. E&#8217; amore a prima vista con i supporters della Snaidero.<br />
Dimitrios diventò &#8220;il muro ellenico&#8221;, il centro difensivo e tostissimo che permetteva a Sasa Markovic di giocare con maggiore tranquillità sotto canestro e, ai suoi compagni, di sfruttare i suoi blocchi di granito.</p>
<p>Marmarinos arrivò a giocare 9 partite, in chiusura di regular season, solo quattro delle quali vinte dalla Snaidero. MIse insieme 5 punti e 3.5 rimbalzi di media in 15.9 minuti. Per capire appieno il tipo di giocatore, basta sapere che nelle nove gare disputate ha messo insieme 0 (zero) assist e 34 falli commessi, alla media di 3.9 a partita (in meno di 16 minuti d&#8217;impiego medio&#8230;).<br />
Un mazzolatore clamoroso, privo di qualsiavoglia tecnica offensiva, ma tutti gli esterni arancione, da Sasha Vujacic a Eddie Shannon, fino a Michael Hicks, che sfruttavano i suoi blocchi assassini, tiravano sempre da liberi!<br />
Però, il suo ingresso esaltava il pubblico e questo era più che sufficiente per garantirgli un posto nell&#8217;olimpo dei grandi ex arancione.</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/marmarinos-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-208" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/marmarinos-2.jpg?w=200&#038;h=300" alt="" width="200" height="300" /></a>Un giorno di aprile, nel corso del semrpe accesissimo derby con Trieste, l&#8217;unico poi vinto da Udine dopo anni di pesanti ko, in campo scoppia l&#8217;ennesimo parapiglia tra giocatori un po&#8217; troppo carichi di adrenalina. Nell&#8217;accozzaglia di tori che si spintonano si riconoscono Sasa Markovic (2,11 per 115 kg) e i due lunghi triestini, il portoricano di Trieste Shareef Fajardo (2.05 per 110 chili) e Andreone Camata (2.15 per 130 kg)&#8230; Quando comincia a volare il primo cazzotto, Dimitrios Marmarinos, che era seduto in panchina, scavalca con un balzo felino il rotor pubblicitario davanti a sé e si fionda in campo, tra le ovazioni del pubblico che lo incita alla violenza: &#8220;Ellenico! Ellenico!&#8221;, urla il palaCarnera, mentre Fajardo e Camata (rileggi sopra le loro dimensioni) si scansano non appena si vedono arrivare addosso come una furia impazzita il camion di Patrasso, pronto a disintegrarli con il proprio pugno di dinamite.<br />
I tifosi del Gruppo Deciso sono in trance agonistica, gli arbitri faticano a riportare la calma e, anzi, espellono solo Fajardo e Marmarinos, che se le giurano nel dopo-partita.<br />
&#8220;<em>Ehi.. se uno picchia un mio compagno è mio dovere intervenire</em>!&#8221;, rivela nelle interviste post-gara l&#8217;Ellenico, circondato dagli ultras in adorazione.</p>
<p>Nella partita casalinga successiva, contro Roma, vinta al palaCarnera dopo due supplementari, i tifosi udinesi fanno la conoscenza con la sorella Marmarinos, praticamente gemella di Dimitrios, uguale nell&#8217;aspetto fisico e nella prestanza: volevo chiederle informazioni per capire se poteva giocare come pivot nella squadra dello Sporting Club Udine, di A2 femminile di Udine&#8230;<br />
Fu lo stesso Dimitrios a mettermi in guardia sulla suscettibilità della sorella: &#8220;<em>Ehi.. non farla incacchiare, che altrimenti ti tira un cazzottone che ti distende</em>&#8220;, mi bisbigliò nel dopo-partita.<br />
&#8220;<em>Ok, Ellenico! Non mi sogno neppure di discutere! Lo Sporting Club si troverà un altro pivot</em>!&#8221;</p>
<p>Dimitrios ha giocato poi in Italia a Teramo, Napoli, Roma e Caserta, facendo sempre la stessa cosa: mazzolare a destra e a manca contro chiunque. Dappertutto sia andato a giocare, le sue medie sono state sempre le stesse: 4 punti e 3 rimbalzi o poco più in dieci minuti di gioco a partita, o poco più.</p>
<p>Signore e Signori, il &#8220;Muro Ellenico&#8221;.<br />
Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo! Però io vorrei sempre averlo nella mia squadra ideale..</p>
<p>.</p>
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		<title>Mikhail Mikhailov</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 11:19:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Mikhailo Mikhailov<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=191&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Estate del 1994.</p>
<p>Cazzeggiando sui giornali, tipo Superbasket, per informarmi sui mondiali di basket in programma in Canada (sempre meglio che studiare), resto impressionato dalla qualità dell&#8217;organico dei Russi, che hanno una formazione tosta e cazzuta, piena di talento (Bazarevitch, Babkov, Fetissov) e, soprattutto, di grandi atleti: Dmitri Domani, Pachutine. E il centro? Il biondone dalle spalle larghe così che si vede nelle foto risponde al nome di Mikhail Mikhailov, vitaminizzato 2.07 proveniente dai confini siberiani. Mai sentito, mai visto prima, ma ad osservarlo in tivù nella finale contro gli Stati Uniti di Alonzo Mourning e Shaquille O&#8217;Neal, contro i quali fa a sportellate sotto canestro e ai quali piglia spesso rimbalzi sopra la testa e con il fisico e l&#8217;atteggiamento di Ivan Danko nel film Rocky IV, si capisce subito che è uno che può giocare ad alto livello.<br />
Difatti, l&#8217;Estudiantes Madrid lo ingaggia subito e lo porta in Spagna, al termine del torneo.<br />
Negli anni successivi, ho sempre seguito con un pizzico di simpatia la carriera del buon Misha, del quale m&#8217;incuriosiva anche la particolare conformazione del nome che in Italia si tradurrebbe in Michele Di Michele: due anni all&#8217;Estudiantes, poi alcune stagioni al Real, con cui vince la Liga nel 2000, e all&#8217;Aris Salonicco, sempre pigliando caterve di rimbalzi, segnale che l&#8217;atletismo non veniva mai meno. In Spagna, peraltro, trova pure moglie: una bella castillana che gli permette di acquisire un passaporto iberico che, in tempi di sentenza Bosman, diventa preziosissimo.<br />
Un infortunio al ginocchio, però, fa iniziare la parabola discendente di Mikhail, che torna in patria, all&#8217;Ural Great Perm, squadra che nei primi anni Duemila tenta di assurgere al ruolo di anti-Cska in Russia. &#8220;<em>Ok&#8230; </em>- penso io &#8211; <em>Mikhailov ha dato abbastanza nella sua carriera: adesso si gode gli ultimi rubli e poi si ritira a tagliare boschi in Siberia</em>&#8220;.</p>
<p>Novembre 2001. La Snaidero di coach Fabrizio Frates non ne imbrocca una: perde dieci partite delle prime undici, rovinata dalla pessima chimica di squadra dovuta alla presenza di personaggi dimostratisi &#8220;poco professionali&#8221; tipo Damir Mulaomerovic, Chandler Thompson, Agostino Livecchi&#8230; Il front office decide di cambiare strategia.<br />
Occorre un pivot, un centro, uno che pigli i rimbalzi e che dia una mano concreta a Jeffrey Stern, gregarione Usa arrivato a queste latitudini qualche mese prima ed incapace di fare la differenza sotto canestro. E chi arriva? <strong>Jas, tavarish! Mikhail Mikhailov</strong>! Scongelato dai ghiacciai siberiani, il biondone soviet sbarca a Udine per &#8220;<em>dare consistenza al gioco interno della Snaidero</em>&#8220;. L&#8217;esordio di Misha è facile facile: il solito derby rompiballe con Trieste, in trasferta, vinto dai giuliani di Pancotto per 86-81 con 42 punti e 17 rimbalzi in coppia di Sinisa Kelecevic e Terrance Robertson, quest&#8217;ultimo capace di ridurre ai minimi termini un Agostino Livecchi da zero punti e -2 di valutazione, lo stesso fatturato di Mikhailov, secondo gli scout della Lega basket.<br />
<a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/mikhail-mikhailov.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-192" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/mikhail-mikhailov.jpg?w=190&#038;h=300" alt="" width="190" height="300" /></a>Misha non fa in tempo ad abituarsi al clima per lui tropicale di Udine che salta la panchina di coach Frates (paga sempre l&#8217;allenatore, ma in quella situazione non ero molto d&#8217;accordo con la scelta, perché anche un tecnico navigato può poco se in campo ci vanno delle emerite teste di quiz) ed arriva Stefano Pillastrini.<br />
E si comincia a fare piazza pulita a tutti i livelli: la società sfronda il roster, eliminando via via Mulaomerovic, Li Vecchi, Thompson e facendo arrivare al palaCarnera nomi nuovi come Misan Nikagbatse e il grande Jerome Allen; in the paint, invece, il buon Mikhail fa vedere che forse non è così bollito come si credeva e comincia a spazzolare i tabelloni e gli avversari come un efficiente pivot. La squadra prende a vincere, si risolleva, esprime una pallacanestro piacevole e frizzante, specie dopo l&#8217;inserimento completo di Jerome, e si prende qualche soddisfazione anche in Uleb Cup, torneo nel quale Mikhailov, finalmente integrato nella realtà furlana, viaggia a 13 punti e 10 rimbalzi di media.</p>
<p>Però, c&#8217;è la magagna&#8230;<br />
Chi sorride o sbuffa oggi per la scarsa efficacia ai tiri liberi di Christian Di Giuliomaria, deve pensare che l&#8217;attuale capitano della Snaidero, è un cecchino infallibile dalla lunetta in confronto a Mikhailov, che nei sei mesi a Udine fece registrare un raccapricciante 20/52 complessivo. In tutto il campionato, Misha, che è un pivot vecchio stampo, smazza più assist e appioppa più stoppate di quanti liberi riesce ad infilare. E lo sguardo preoccupato di Bepi Carnera, lo storico custode del palasport, ogni qual volta il russo va in lunetta, la dice lunga sulla pericolosità del materiale edilizio che scaglia verso il ferro quando tira i liberi.<br />
&#8220;<em>Si, ma in allenamento li segno tutti! Chiedi conferma a Bettarini</em> &#8211; mi diceva sempre il buon Misha, ogni volta che gli chiedevo un commento sull&#8217;argomento tiri liberi -<em> anche 15 di fila ne ho segnati ieri sera</em>&#8220;.</p>
<p>Il problema è che in allenamento contano solo per evitare gli esercizi supplementari del professor Sepulcri, mente in partita il palaCarnera diventa una fabbrica di commenti velenosissimi ogni volta che un arbitro manda Mikhailov in lunetta.<br />
Una sera di gennaio, inizia a nevischiare: io, ligio al compito affidatomi di andare al palasport per intervistare i giocatori alla vigilia della partita di Treviso contro la Benetton, tengo a malapena sull&#8217;asfalto la macchina, che scodazza sul ghiaccio. Un freddo cane! I miei smoccolamenti, però, terminano nell&#8217;esatto momento in cui, fuori dal palaCarnera, scorgo Mikhail tranquillo e rilassato con addosso solo una maglietta di cotone, mentre chiacchiera al telefonino.<br />
Per lui, siberiano, i -4 di quella sera a Udine rappresentavano evidentemente una temperatura primaverile: non sono neppure sceso dalla macchina, gli ho posto tre domande, lui cortesemente ha risposto con tre risposte secche, utili a scrivere 80 righe di articolo per il Messaggero Veneto.<br />
&#8220;<em>Sarà dura perché siamo in trasferta, ma andiamo là a giocarcela</em>&#8220;, le scontate parole date alla stampa del buon MIsha quella sera.<br />
Due giorni dopo, -25 per la Snaidero al palaVerde di Treviso: &#8220;<em>Eravamo freddi e non siamo mai entrati in partita</em>&#8220;, spiega successivamente Mikhailov&#8230;</p>
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		<title>Derek Hood</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 08:21:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campiòns o cjastròns?]]></category>

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		<description><![CDATA[Il profilo di Derek Hood<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=183&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Udine, palasport &#8220;Primo Carnera&#8221;, l&#8217;arena principale della pallacanestro friulana, metà febbraio 2001, sera, freddino fuori.<br />
L&#8217;allenatore della neopromossa Snaidero basket, Matteo Boniciolli, osserva perplesso da bordo campo la strutturazione della sua squadra, considerando che, senza l&#8217;infortunato Thalamus McGhee, manca un uomo d&#8217;area che risolva il problema dei rimbalzi. Rispedito al mittente il bizzarro John Strickland, protagonista della più indimenticabile comparsata della storia della pallacanestro udinese, il coach capisce che serve un pivot.<br />
Come al solito, il responsabile incaricato delle trattative di mercato era il navigato giemme Giancarlo Sarti, che si mise in caccia. Per tre giorni, i giornali locali s&#8217;ingegnano per cercare di ottenere, in anteprima o scoop che dir si voglia, il nome del giocatore. L&#8217;identikit tracciato da Boniciolli e Sarti è: americano, d&#8217;esperienza, soprattutto rimbalzista. Delle tre partite giocate dopo aver salutato Strickland, la squadra ne perde due, a Reggio Calabria e Siena, e vince la terza in casa con Montecatini, grazie a un clamoroso Charlie Smith da 34 punti e 7/16 da tre e al convincente Zacchetti, 10 punti e 9 rimbalzi contro Maceo Baston.<br />
Proprio nel dopo-gara con Montecatini, vidi il prode Valerio Morelli, prima firma del basket del Messaggero Veneto, tuffarsi su internet per sfruculiare ogni tipo di sito e pagina possibile sul web per scoprire il nome del nuovo rimbalzista. Un&#8217;ora a scartabellare dati, poi due&#8230; Scrissi i miei pezzi sulla partita appena vinta dalla Snaidero e, poi, cominciai anch&#8217;io ad appassionarmi alla ricerca su internet. Estrapolammo una rosa di una decina potenziali candidati, cercando d&#8217;intuire chi avesse le caratteristiche più attinenti all&#8217;identikit&#8230; Dopo due ore e mezzo di lavoro, nelle quali ero venuto a conoscenza di nomi di giocatori dei quali ignoravo assolutamente l&#8217;esistenza, si sentì in televisione il patron Edi Snaidero, intervistato da Piero Villotta per il tiggì regionale di Raitre, che annunciava la firma del miglior rimbalzista della Aba.</p>
<p>Ohibò! E chi cacchio era questo miglior rimbalzista della Aba? E, soprattutto, perché cacchio Edi Snaidero lo annunciava così, se Giancarlo Sarti aveva eretto il solito muro di gomma sulla trattativa?<br />
Tant&#8217;è&#8230; Bastò qualche clic ben assestato per scoprire che il miglior rimbalzista della Aba (una lega professionistica minore degli Stati Uniti) corrispondeva nientepopodimeno che a tale Derek Hood, atletone di 2.03, ottima ala all&#8217;Università dell&#8217;Arkansas, macchina da rimbalzi e prospetto da Nba.<br />
Questo almeno a leggere gli scout, che spesso comunque esagerano.<br />
In ogni caso, qualche mese prima Hood era stato inserito nel miglior quintetto di rookies della Cba, lega nella quale aveva giocato con i mitici Quad City Thunder, al ritmo di dieci rimbalzi a partita.</p>
<p>Nell&#8217;occasione, il giemme Sarti dichiarò: «<em>Non è il centro di 2.10 che ogni allenatore sogna ma è un giocatore molto spettacolare, che salta tanto e prende molti rimbalzi: per una squadra come la nostra, di metà classifica, può essere l&#8217; uomo giusto per creare nuovo entusiasmo</em>».<br />
&#8220;<em>Ok, dai! Non sarà Hakeem Olajuwon, pare non sia un centro puro, ma alla squadra serve un rimbalzista. E questo salta e i rimbalzi li piglia</em>!&#8221;: il pensiero di tutti fu improntato all&#8217;ottimismo.<br />
Poi, il buon Derek scese dall&#8217;aereo e l&#8217;ottimismo andò progressivamente a spengersi&#8230;&#8230;</p>
<p>Prima partita, qualche giorno dopo, in casa contro la Benetton, che in mezzo all&#8217;area aveva Marconato e&#8230; il pacioccone irlandese Alan Tomidy. Risultato? Udine perde 95-103, davanti a 4000 spettatori, almeno 500 dei quali provenienti dalla vicina Treviso. E Hood? 12 punti, in 19 minuti, con 6 falli subiti e 5 rimbalzi. Neanche tanto male&#8230; Ma se non bastarono neppure i 37 punti di Spider Smith per vincere, evidentemente c&#8217;era qualcosa che non andava.<br />
Seconda partita, al palaDozza di Bologna, contro la corazzata Fortitudo di Myers, Basile, Meneghin, Fucka, Galanda, Zukauskas&#8230; Alla vigilia, chiamo proprio l&#8217;amico Gek per intervistarlo e presentare la partita: &#8220;<em>Temiamo Charlie Smith e il nuovo Usa Hood</em>&#8220;, mi afferma Galanda. Mah!<br />
&#8220;<em>Gek, capisco tutto, capisco che con la stampa si deve parlare così, ma l&#8217;avete mai visto &#8217;sto Hood?? Mica è un fenomeno!</em>&#8221; Risultato? La Snaidero incredibilmente, ma con merito espugna Bologna con una prestazione difensivamente perfetta, ma il nostro Derek evidenzia qualche incertezza: 3 punti e 5 rimbalzi in 14&#8242;. Soprattutto, non è in campo quando la partita si decide, segnale che coach Boniciolli non si fida troppo.<br />
<a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/derek-hood.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-184" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/derek-hood.jpg?w=183&#038;h=200" alt="" width="183" height="200" /></a>Terza partita, il derby in casa con Trieste, la più classica delle cartine di tornasole. 4500 spettatori calienti al palaCarnera, tensione delle grandi occasioni, adrenalina dappertutto. Due giorni prima, ricordo che intervistai in coppia Charlie Smith e Derek Hood, chiedendo loro delle rispettive esperienze in partite stracittadine, o derby: Smith mi confidò che incontri simili lo esaltavano e che si divertiva un casino a giocare con la gente che gli urlava nelle orecchie; Hood, senza mai cambiare espressione, mi disse che era una partita come le altre. &#8220;<em>Ehi, Derek.. Fevelìn di Udin cuntre i triestìns e tu dìsis che jè une partite come simpri?! Sètu a puèst cul cit</em>?&#8221;. Difatti: Trieste corsara al Carnera, i centri avversari Casey Shaw e Samuele Podestà combinano per complessivi 35 punti e 15 rimbalzi in coppia, mentre il tabellino di Hood dice zero punti in 9&#8242;, con un rimbalzo. Fu proprio un &#8220;gancio-cielo&#8221; di Sam Podestà in the paint, contro lo spaesato Hood, a convincere l&#8217;esterrefatto coach Boniciolli a toglierlo dal campo. Derek, non ci siamo proprio! Però, il ragazzo non rideva mai, aveva sempre quello sguardo a metà tra lo scazzato e il rincoglionito e si trascinava i piedoni come se fosse perennemente stanco.</p>
<p>Nei giorni successivi, i giornalisti locali cercarono di intercettare Hood, chiedendogli il perché dell&#8217;abulica prestazione anti-triestini, ma lui, insofferente e per nulla disposto a parlare, rispondeva con smorfie e manfrine insopportabili. Evidente che non gli garbava anche la gestione del suo minutaggio, ma nessuno gli concedeva il beneficio d&#8217;inventario.</p>
<p>Serviva, a quel punto, una prova d&#8217;orgoglio per far vedere se sia un giocatore vero oppure no: la risposta fu incoraggiante. A Verona, la Snaidero vince 85-95, con 15 punti e 12 rimbalzi di Hood, anche se forse contro i lunghi scaligeri Camata, Arigbabu e Corey Albano (mica Alonzo Mourning), qualcosa di buono l&#8217;avrei fatto anch&#8217;io.<br />
Però, dai! la squadra era in corsa per i play-off, quindi andava tutto bene.<br />
Quello di cui nessuno si capacitava era la ragione per cui quella Snaidero, in quel periodo, vinceva solo in trasferta e mai in casa.<br />
Nella gara successiva riuscì a perdere il &#8220;derby delle cucine&#8221;, gara sempre sentita in modo particolare dal patron Edi, contro la Scavolini di un sontuoso Demarco Johnson, autore di 29 punti. E Derek? 12 punti e 9 rimbalzi, ma una difesa inesistente contro il dirimpettaio pesarese.<br />
Fu quella l&#8217;ultima presenza di Derek Hood in maglia Snaidero, perché Thalamus McGhee era pronto a rientrare e lo sostituì per l&#8217;ultima e vittoriosa trasferta di campionato a Cantù. Al momento dei saluti, chiedemmo un&#8217;intervista di commiato al ragazzo, che aveva chiuso la sua esperienza friulana con 8.4 punti e 6.4 rimbalzi di media in 5 partite (due vinte in trasferta e tre perse in casa), ma offrendo un impatto evidentemente risibile: &#8220;<em>I don&#8217;t wanna speak&#8230; I&#8217;m tired</em>&#8220;. Era stanco e non voleva parlare.</p>
<p>Vabbè, mandi mandi Derek Hood, miglior rimbalzista della Aba, musone incallito. A dirla tutta, se proprio serviva, io avrei tenuto John Strickland: non si vinceva una partita di più, ma vuoi mettere lo spettacolo?!</p>
<p>.</p>
<p>.</p>
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		<title>Demetrius Alexander</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 14:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campiòns o cjastròns?]]></category>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Demetrius Alexander<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=200&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Metà degli anni Novanta. Da sempre, una delle squadre più talentuose del panorama universitario americano è il team dell&#8217;University of Alabama: Robert &#8220;Big Shot Rob&#8221; Horry, cinque titoli Nba in bacheca, ma anche ottimi giocatori come Latrell Spreewell, Derrick McKey, David Benoit, Buck Johnson, Roy Rogers, Brian Williams sono tutti usciti da quella scuola. Nel 1995-96 i ben abituati tifosi dell&#8217;ateneo del sud degli States potevano godersi una  formazione di discrete potenzialità, con una coppia di giovani lunghi destinati a recitare una carriera importante: il fenomenale Antonio McDyess e il talentuoso Demetrius Alexander. Il loro cambio, il terzo lungo, il rilievo dalla panchina, era Thalamus McGhee.</p>
<p>McDyess finì nella Nba diritto e sparato, tanto che ci gioca ancora e con grandi risultati.<br />
McGhee partì subito dopo la laurea per tentare fortuna in Europa, arrivando poi a Udine nel 2000, e Alexander provò a costruirsi un nome nelle minors americane, passando per gli immancabili Idaho Stampede, prima di capire che forse poteva guadagnare di più tentando fortuna nei campionati europei. Puntò talmente tanto sull&#8217;Europa che finì in&#8230;. Giappone, per andare a dominare la Lega nippon, con gli Hitachi Osaka Helios, al ritmo di 22 punti e 16 rimbalzi a partita. Da lì, scese poi in Australia, con il Let&#8217;s Talk Sidney (19 e 12), dove si guadagnò finalmente l&#8217;interesse dei team europei.<br />
Prima l&#8217;Hapoel Galil Helion, poi l&#8217;Hapoel Gerusalemme&#8230; Europa! Mah&#8230;</p>
<p>Con la maglia del Gerusalemme, in coppia con Sinisa Kelecevic, fece sfracelli in coppa Saporta al palaCarnera contro la Snaidero, facendo venire il mal di testa al suo dirimpettaio Teo Alibegovic, incapace di contenerlo. Fu lì, che i tifosi udinesi cominciarono ad apprezzarlo. Lo apprezzò parecchio anche coach Fabrizio Frates, che nell&#8217;estate successiva, al momento di scegliere i giocatori da ingaggiare, fece il suo nome. La trattativa andò a buon fine.</p>
<p>Un pomeriggio di agosto del 2002, mi trovavo a San Canzian d&#8217;Isonzo per delle gare di ciclismo giovanile, quando mi arrivò una telefonata dalla redazione del Messaggero Veneto.<br />
&#8220;<em>Visto che sei lì, vai anche all&#8217;aeroporto di Ronchi dei Legionari, che sta arrivando Alexander, con la famiglia: fagli un&#8217;intervista di benvenuto e raccogli le sue parole</em>&#8220;.<br />
Detto e fatto. Andai all&#8217;aeroporto, dove incontrai l&#8217;ottimo Claudio Medeossi, incaricato dalla società di accogliere Demetrius, la moglie e la figlia e di portarlo a Udine.<br />
Dal check-out, si materializzò la sagoma di un nero di 2.03, fisico scolpito, bell&#8217;aspetto. A fianco a lui, si materializzò la sagoma della moglie, Samantha, fisico scolpito, eccellente aspetto&#8230; Lì per lì, del giocatore m&#8217;interessò subito poco, se non nulla! Samantha spingeva una carrozzina, sulla quale era addormentata la piccola Shannon, la figlioletta della coppia.</p>
<p>Claudio Medeossi ed io ci facemmo incontro, presentandoci. In breve tempo, nell&#8217;attesa dei bagagli, feci una chiacchierata con la famiglia Alexander, parlando distrattamente con Demetrius, ma assolutamente rapito dal fascino di Samantha! D&#8217;altronde&#8230;<br />
Quando si svegliò anche la piccola, la madre la prese in braccio, dicendole di salutare &#8220;<em>this funny italian person (io, ndr</em>)&#8221;. Shannon era un po&#8217; restìa e non voleva saperne di aprir bocca. &#8220;<em>C&#8217;m'on, my baby&#8230; give us a smile!</em>&#8220;, facci un sorriso! (se la donna si fosse rivolta a me con quella delicatezza, ero disposto a fare qualsiasi cosa!)<br />
Istintivamente, senza una ragione precisa, avvicinai le mie dita alla boccuccia della piccola, per farle un po&#8217; di solletico sotto il mento, gesto che di solito fa sempre ridere i bambini.<br />
Shannon non si fece pregare: forse mossa da un po&#8217; di fame, addentò due delle mie dita, dimostrando che i dentini che aveva erano sì da latte, ma particolarmente aguzzi!<br />
La buttammo sul ridere, tanto che dissi a Demetrius che se in campo avesse di lì a poco dimostrato la stessa grinta della figlioletta, tutti sarebbero stati molto contenti. Risata generale, intervista raccolta e via.</p>
<p>A fine settembre, per l&#8217;inizio del campionato, la Snaidero del tecnico Fabrizio Frates era sulla carta una discreta squadra: il quintetto Mulaomerovic, Mian, Chandler Thompson, Alexander, Stern, con Cantarello e Livecchi in panca e i giovani Zacchetti e Vujacic in rampa di lancio, i tifosi pensavano di raccogliere soddisfazioni.<br />
Nelle prime undici partite, però, Udine ne vince&#8230; una. Parte con zero vittorie nelle prime otto gare, vince finalmente in casa contro Roseto a novembre, con 27 punti a testa di Alexander e Mulaomerovic, ma non trova il bandolo della matassa, tanto che occorre tornare sul mercato per irrobustire un organico in difficoltà. Arrivano il giovane afro-tedesco Nikagbatse, arriva il taglialegna siberiano Mikhail Mikhailov, arriva l&#8217;americanino di Svezia Paul Burke, ma se ne vanno coach Frates, Mula, Livecchi e Thompson.</p>
<p>Con Burke play titolare e le chiavi della macchina Snaidero affidate essenzialmente al neo-patentato Vujacic, il nuovo tecnico Pillastrini risolleva le sorti del team. Demetrius Alexander, ribatezzato &#8220;Mister D&#8221;, sale finalmente di livello: non entusiasma, non gioca da Mvp del campionato, ma almeno comincia a dare continuità alle sue prestazioni, finché, a febbraio, non arriva Jerome Allen a guidare la squadra che, con il Capo Indiano in cabina di regia, cambia marcia e diventa una squadra vera. E, per me, veder vincere la squadra era pure l&#8217;occasione per sbirciare nella scollatura sempre generosa di Samantha Alexander, seduta dietro la panchina durante le partite.</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/mister-d.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-201" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/mister-d.jpg?w=200&#038;h=150" alt="" width="200" height="150" /></a>A gennaio, però, con la squadra in netto miglioramento, la bella moglie di Mister D non torna a Udine dopo le vacanze di Natale&#8230; Il buon Demetrius cambia un po&#8217; l&#8217;atteggiamento, di sicuro non smette di divertirsi in giro per le discoteche e i pub di Udine, dove fa valere il suo indubbio bell&#8217;aspetto e il fisico da macho, oltre a qualcos&#8217;altro che qui non posso scrivere, però dopo gli allenamenti si appiccica spesso al telefono, per scrivere sms.<br />
Una sera di marzo, estrae dal portafogli una foto della piccola Shannon: &#8220;<em>Look at my baby! She&#8217;s growing up quickly</em>!&#8221;, guarda come cresce mia figlia, mi disse, offrendomi l&#8217;istantanea. E il suo sguardo si velava di tristezza.<br />
Non potevo certo ammettergli che ero triste anche io, perché sua moglie non era tornata. Ma non mi sono mai impicciato della vita privata delle persone, anche degli sportivi famosi, e non l&#8217;ho fatto neppure in quell&#8217;occasione.</p>
<p>Di Mister D, perennemente sonnolente e scazzato in campo, ricordo soprattutto la prestazione clamorosa nella partita di ritorno a Roseto: memori dei 27 punti schiaffati loro all&#8217;andata da Alexander, i tifosi rosetani presero ad insultarlo pesantemente e quando Demetrius si sedette in panchina per un attimo di riposo, fu colpito da un paio di sputi che lo fecero incacchiare come una bestia.<br />
Si rialzò subito, andò dall&#8217;allenatore e, con sguardo ferino, gli impose di rimetterlo in campo: coach Pilla non aveva ovviamente compreso la situazione, ma lo accontentò. Risultato? Gli scout della Lega Basket recitano 22 punti, con 8/10 al tiro, 7 rimbalzi, 6 falli subiti e 31 di valutazione di Mister D, con logica vittoria della Snaidero a fine partita.</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/alexander.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-202" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/alexander.jpg?w=153&#038;h=224" alt="" width="153" height="224" /></a>Negli anni a seguire, Demetrius Alexander è passato anche per gli Utah Jazz e i Philadelphia 76ers nella Nba, per Orthez in Francia e i coreani del Changwong Sakers, prima di diventare uno dei giocatori più forti della Liga spagnola, con le casacche di Valladolid e Siviglia. Ora, le cronace lo accreditano del titolo di Mvp dell&#8217;Eurocup, che ha appena vinto con i campioni lèttoni del Riga.</p>
<p>Secondo me, per tecnica, fisico e classe, Mister D è uno dei migliori americani mai arrivati a Udine. Peccato che non sia un cuor di leone e che la sua anda svogliata e scazzata gli abbia precluso altri traguardi.</p>
<p>Mandi Demetrius e&#8230; se senti Samantha, salutamela calorosamente!</p>
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		<title>Silas Mills</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 08:23:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima di conoscere il giocatore in questione, è necessaria una premessa per spiegare quale accozzaglia di problemi e di casini e di difficoltà fosse la squadra Snaidero nella stagione 2001-02. Doveva essere l&#8217;anno del definitivo lancio in orbita degli arancione, reduci dal brillante settimo posto e dalla qualificazione ai play-off con coach Boniciolli del campionato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=167&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Prima di conoscere il giocatore in questione, è necessaria una premessa per spiegare quale accozzaglia di problemi e di casini e di difficoltà fosse la squadra Snaidero nella stagione 2001-02. Doveva essere l&#8217;anno del definitivo lancio in orbita degli arancione, reduci dal brillante settimo posto e dalla qualificazione ai play-off con coach Boniciolli del campionato precedente da neopromossi: arrivò coach Melillo, arrivarono i gemelli casertani Gentile ed Esposito, arrivò Brent Scott, c&#8217;era lo scalpitante Sasha Vujacic in panchina, poi Leo Busca, il Canta, Sartori, l&#8217;olimpionico Livecchi, l&#8217;azzurro Michele Mian&#8230; Insomma, sulla carta, per Udine era uno squadrone. Sul campo, però, le cose non andarono bene, soprattutto perché il team era un puzzle mal riuscito di troppe anime diverse, incapaci di unirsi in una sola identità, com&#8217;era successo nel fortunato biennio precedente.<br />
Coach Phil Melillo durò fino a Natale, quando lasciò la Snaidero con un bilancio di 6 vinte e 12 perse, senza brillare pure in Coppa Saporta, competizione europea a cui gli arancione si riaffacciavano dopo trent&#8217;anni.</p>
<p>Nel Natale del 2001, il front office decise di cambiare radicalmente tutto. Via Phil Melillo, via Gentile, via Esposito, un paio di mesi prima era partito anche Zacchetti (che in precampionato s&#8217;era scazzottato con Esposito in allenamento, tanto per far capire qual&#8217;era il clima fin dai primi giorni&#8230;). Brent Scott era rotto e si tirò fuori da solo, sostituito da dicembre dal grande Michael &#8220;the animal&#8221; Smith.<br />
Il giorno della Befana, 6 gennaio 2002, a Majano fu presentato coach Fabrizio Frates, nuovo condottiero arancione. Dal mercato arrivarono il folletto Andre Woolridge agli inizi di febbraio e poi, a metà marzo, il giemme Giancarlo Sarti volò negli Stati Uniti per andare personalmente a scegliere un&#8217;ala e un centro che potessero essere utili alla squadra, che faticava a risollevarsi dai bassifondi della classifica.<br />
E i tifosi, tutti, si aspettavano due giocatori di livello, per riconciliarsi col basket dopo mesi di clamorose delusioni e di spiazzanti cadute di stile dell&#8217;ambiente baskettaro.</p>
<p>Qui può cominciare il nostro racconto.<br />
Tredici marzo 2002. Una data purtroppo tragicamente epica per ogni tifoso snaiderino: sbarcano a Udine Jeffrey Stern e Silas Mills, due dei più scarsi giocatori visti a queste latitudini. Almeno, però, Jeff ha voglia di fare, s&#8217;impegna, si sbatte sotto canestro, si dispiace se le cose vanno male.<br />
Silas MIlls, ex campione della Cba con gli Yakima Sun Kings dove ha vinto anche il titolo di Mvp della Lega, è invece totalmente incomprensibile.<br />
In faccia, ha sempre stampata un&#8217;espressione a metà tra il perplesso e l&#8217;assonnato, la pupilla è sempre mezza dilatata, il fisico è quello di un lanciatore di giavellotto.<br />
Fa in tempo ad allenarsi una volta con i nuovi compagni di squadra, che è già ora di giocare: manco a farlo apposta, fa il suo esordio, al palaCarnera, nel derby contro la Trieste di Cesare Pancotto. Figurarsi!<br />
&#8220;<em>No problem, guys! </em>- spiega Mills alla vigilia - <em>Se penso alle sfide San Antonio-Dallas so già quello che ci aspetta. Non cambia nulla iniziare con una partita dura, anzi è una situazione che mi ispira. Sono un giocatore di pallacanestro e la pressione fa parte del mestiere, non c&#8217; è motivo di preoccuparsi</em>&#8220;<br />
Però.. cazzuto!<br />
Clima da battaglia sulle tribune, tensione alle stelle, aspettative dei tifosi tutte riposte sul nuovo americano arrivato a salvare la patria&#8230; Coach Frates fa partire in quintetto base Agostino Livecchi e il buon Silas, seduto in panchina, comincia subito a smoccolare.<br />
Non c&#8217;è male come inizio! Sarà motivatissimo a dimostrare il suo valore, quando entrerà in campo! Frates lo butta sul parquet nel secondo quarto, ma si accorge per fortuna subito che Mills non è proprio a suo agio nel clima partita e lo richiama in panchina dopo pochi minuti. E Silas continua a smoccolare, peraltro facendo finta di non capire che il suo avversario diretto, Derrel Washington, gli ha segnato 7 punti in faccia in un amen&#8230;<br />
Frates ci riprova nel secondo tempo: pochi minuti e capisce che Silas Mills non riesce a carburare.<br />
Morale della favola, partita persa in casa dalla Snaidero, nel derby contro Trieste. E Mills? 4 punti, in 15 minuti, con 2/4 al tiro e 2 palle perse. Per capire la sua prestazione, però, bisogna citare anche le cifre del triestino Darrel Washington, sul quale Silas era chiamato a difendere: 15 punti in 31&#8242;, con 6 falli subiti. Anche coach Frates, in sala stampa, rimarca questo concetto.</p>
<p>Il bravo giornalista, a fine partita, cerca di raccogliere impressioni e commenti dai protagonisti in campo. Mezz&#8217;ora dopo la fine della partita, assieme al collega Giovanni Boldarino, preziosa firma del basket su Il Gazzettino, decidiamo di intervistare un po&#8217; di giocatori. A cavalcioni, sul cubo dei cambi vicino al tavolo dei refertisti, notiamo un Silas Mills decisamente contrariato e proviamo ad avvicinarci.<br />
&#8220;<em>Ehi Silas! Local press.. can we ask you any question about the game</em>?&#8221;<br />
&#8220;<em>For sure, guys</em>!<em> Here I&#8217;m</em>&#8220;.<br />
Almeno pare loquace. Gli chiediamo un commento sulla sua prestazione, concedendogli però il beneficio d&#8217;inventario essendo sbarcato in Italia solo poche ore prima.</p>
<p>&#8220;<em>What the fuck</em>! &#8211; si rabbuia invece Silas &#8211; <em>I&#8217;m here to play, not to be nailed down the bench! I won a Cba title!</em>&#8220;: era a Udine per giocare, non per stare in panchina, che non si addiceva a un campione della Cba (?!). &#8220;Bolda&#8221; e io ci guardiamo perplessi e, in un batter d&#8217;occhio, decidiamo di lasciarlo perdere, anche perché aveva uno sguardo sinistro che mi piaceva poco.</p>
<p>Un paio di settimane più tardi, in trasferta al palaVerde di Treviso, la Snaidero regalò ai propri tifosi una delle più incredibili soddisfazioni di quei tempi: gli arancione di coach Fabrizio Frates espugnarono il campo della Benetton, mandando 5 giocatori in doppia cifra, compreso un roboante Mauro Sartori da 5/7 da tre punti, e un insospettabile Mills da 16 punti contro l&#8217;astro nascente Bostjan Nachbar. La più classica delle luci nel buio pesto: nella Marca ancora si chiedono chi fosse quell&#8217;americanino magro che segnò due canestri dall&#8217;angolo in transizione senza neppure prendere la mira. Manco a farlo apposta, nel dopo-gara, il buon Silas aveva sempre quello squadro sghembo che faticavo ad elaborare.</p>
<p>Da quel giorno a fine stagione, Silas Mills fece in tempo a giocare undici partite, comprese due degli ottavi di finale dei play-off, contro Siena. Secondo gli scout della Legabasket, terminò la stagione con 8.6 punti in 17.6 minuti di media a partita e il 26.7% da tre. Mi ricordo ancora oggi una sua strana prestazione, a Verona, nell&#8217;ultima partita di regular season, quando riuscì a sbagliare 5 liberi su 6: in due occasioni, dalla lunetta non pigliò neppure il ferro, con il povero Frates a guardarlo con occhi sbarrati dalla linea laterale.<br />
Avevano preso a chiamarlo Pisellino, perché aveva l&#8217;anda del figlio di Popeye&#8230;<br />
Salutò Udine, il palaCarnera e la Snaidero con una partitina da zero punti in 8 minuti, nella gara2 degli ottavi dei play-off, con un paio di liberi clamorosamente scentrati e di conseguenza sbagliati.</p>
<p>Tutti al palasport si chiedevano come fosse possibile che sbagliasse i tiri in modo così clamoroso, quasi che non riuscisse a focalizzare il canestro&#8230;</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/silas-mills.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-168" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/silas-mills.jpg?w=300&#038;h=263" alt="" width="300" height="263" /></a>La risposta, chiara ed inequivocabile, arrivò qualche tempo dopo.<br />
Lasciata Udine, la carriera del buon Silas &#8220;Pisellino&#8221; Mills ebbe uno sviluppo quantomeno arzigogolato.<br />
Andò a giocare nei prestigiosi Barangay Ginebra Kings, nelle Filippine&#8230;<br />
Poi tornò in Europa, il tempo per disputare una partita con il Panionios Atene, prima di tornare precipitosamente negli Usa a giocare nei Gary SteelHeads della Cba. Il motivo? Pare che sia stato pizzicato dalla polizia ellenica con un po&#8217; di sostanze poco edificanti in tasca. (E qui mi torna in mente il suo sinistro sguardo, di quella sera al palaCarnera, seduto sul cubo dei cambi, mentre lo intervistavo&#8230;)<br />
Poi, Israele, con la maglia dell&#8217;Hasharon, senza entusiasmare. Poi ancora Cba e via in Cina, per un&#8217;indimenticabile esperienza con il Shanshi Dongshen Kylins, poi Granada, gli ucraini del Mariupol, l&#8217;Obras Sanitarias di Buenos Aires, Bruges, Toulon e Saint Quentin, nella seconda lega francese. Quello che non capisco è perché Silas arrivi in una squadra sempre dopo la metà della stagione, per disputare una manciata di partite e poi volare via.</p>
<p>Però&#8230;<br />
In Grecia, chissà perché?, non torna più&#8230;<br />
E a Udine, chissà perché?, nessuno sente la sua mancanza&#8230;</p>
<p>Signore e Signori: Silas Mills! Ex campione ed Mvp della Cba.</p>
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		<title>Sasa Markovic</title>
		<link>http://paradisofvg.wordpress.com/2008/03/18/sasa-markovic/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 12:16:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campiòns o cjastròns?]]></category>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Sasa Markovic<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=151&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Non ce ne voglia il buon Teo Alibegovic se diamo la colpa a lui, però ogni qual volta il coach-manager della Snaidero nel corso del suo interregno dal 2003 al 2005 ha presentato un giocatore, ha sempre esagerato un po&#8217;, salvo poi esporre al pubblico ludibrio arancione dei brocchi mai visti!</p>
<p>Pigliamo, per esempio, Sasa Markovic, onesto mestierante del parquet di 2.11, serbo serbissimo dotato di passaporto greco che gli ha griffato sulla carta d&#8217;identità l&#8217;improponibile nome di Alexandris Theodorakis. D&#8217;altronde&#8230; se uno si chiama Theodorakis, dove può andare a giocare se non nella squadra di Teo (Alibegovic)? Tant&#8217;è che nell&#8217;estate del 2003, proprio Teoman s&#8217;inventa il colpo di mercato, chiamando a Udine il pupone.</p>
<p>&#8220;Nelle giovanili del Panathinaikos &#8211; dichiara in quei giorni Alibegovic -, Sasa giocava da numero tre e quattro e s&#8217;allenava contro Dominique Wilkins, spesso bloccandolo in allenamento. E&#8217; un atleta fenomenale, un 2.11 fisicamente bestiale, uno che salta come un razzo e corre come un piccolo, che può giocare vicino e lontano dal canestro, perché ha buon tiro e tocco sensibile di palla&#8221;.</p>
<p>Ora&#8230; presentato così, ti aspetti che arrivi un fenomeno.</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/markovic.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-152" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/markovic.jpg?w=95&#038;h=127" alt="" width="95" height="127" /></a>Invece, fin dai primi allenamenti, si scorge un giocatore dal fisico effettivamente costruito per giocare a basket, 2.10 veri, un bell&#8217;atleta, ma i pregi finiscono sostanzialmente lì. Tecnica rivedibile, una meccanica di tiro quantomeno complicata da uno strano movimento verso l&#8217;esterno del gomito: non si capisce bene dove Teo vedesse il delicato tocco di palla che gli aveva accreditato.<br />
Il ruolo? Cinque, difensivo. Punto e basta. Né quattro, né tantomeno tre.<br />
Nella prima stagione udinese, non fa neppure male, nonostante tutto: gli scout della Legabasket registrano 7.5 punti e 4.1 rimbalzi in 21.8 minuti di media a partita, con 23 presenze in quintetto in una squadra che presentava, sul perimetro, il talento emergente di Sasha Vujacic e le accelerazioni di Speedy Shannon. Però, oggetivamente, come centro titolare di una squadra di serieA Markovic pareva un lusso: meglio utilizzarlo come ottimo cambio, magari per qualche minuto, ma 20&#8242; a partita erano troppi. Tant&#8217;è che ad aprile Teo ingaggiò il greco Marmarinos per rinforzare il reparto lunghi.</p>
<p>I drammi (sportivi) intervengono nella seconda stagione, in quell&#8217;accozzaglia di casìni che era la Snaidero 2004-05.<br />
Teo Alibegovic sogna in grande e punta su un centro titolare come Marquis Estill, tenendo Markovic come lungo di riserva. Mossa corretta ed intelligente. Il problema è che Estill è marcio e Markovic non può surrogarlo, sia tecnicamente, sia fisicamente. Langhi non segna mai, Cantarello non è mai stato un attaccante, Sekunda non è un uomo d&#8217;area, quindi sotto canestro la Snaidero fa acqua. E la situazione precipita, anche perché sul perimetro a sostituire Vujacic è nel frattempo arrivato Boris Gorenc e le cose non vanno benissimo.</p>
<p>A metà stagione, Markovic non gliela fa più: chiede ed ottiene la rescissione del contratto, dopo le 17 partite del girone d&#8217;andata (2.8 punti e 2.4 rimbalzi in 12&#8242; di media), dichiarando di non essere in grado di sostenere l&#8217;impegno. <strong><span style="text-decoration:underline;">Trattasi del primo caso al mondo di giocatore che rinuncia ai soldi perché convinto di non essere all&#8217;altezza</span></strong>. La sua unica colpa, secondo me, è stata quella di essersi trovato in una situazione tecnica ed ambientale sbagliata, perché come lungo per la panchina era molto utile. Chiedergli di fare il titolare era troppo.<br />
Partito lui, arrivò il giovane Uros Slokar, dalla Benetton, e poi John Wallace, da non si è capito ancora bene dove&#8230;</p>
<p>Nella stagione successiva, lo ritrovammo ad Avellino, contro una squadra alla quale, nel 2003-04, fece una partitina da 17 punti, 10 rimbalzi, 5/5 ai liberi (!!), 2 stoppate e 27 di valutazione contro Harold Jamison. In quell&#8217;occasione, gli irpini rimasero evidentemente impressionati dal buon Sasa, tanto che lo ingaggiarono subito, ma durò lo spazio di 6 partite. In seguito, ha svernato al solito Limassol di Cipro e nella seconda lega francese, senza particolari lodi.</p>
<p>Una sera, al termine di un allenamento, gli chiesi se gli piacesse il cognome Theodorakis, che gli permetteva di giocare da comunitario: &#8220;<em>My name is only Markovic</em> &#8211; mi rispose -, <em>if you call me Theodorakis, no answer by me</em>!&#8221;</p>
<p>Boh&#8230;</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/paradisofvg.wordpress.com/151/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/paradisofvg.wordpress.com/151/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paradisofvg.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paradisofvg.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paradisofvg.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paradisofvg.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paradisofvg.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paradisofvg.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paradisofvg.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paradisofvg.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paradisofvg.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paradisofvg.wordpress.com/151/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=151&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Thalamus McGhee</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Mar 2008 10:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Thalamus McGhee<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=146&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ero un bambino, quando conobbi di persona, in un bar di piazzale Chiavris, il mitico Clarence Kea. Il papà di un amico, che era con me, chiese al centrone dell&#8217;allora Apu Fantoni cosa gradisse mangiare e Clarence rispose: &#8220;Ossibuchi!&#8221;. Da allora, Clarence Kea ha un posto nell&#8217;olimpo dei miei miti, che nessuno può levargli.</p>
<p>Quindici anni dopo quel pomeriggio nel bar di Chiavris, mi ritrovai al palaCarnera: la mia passione di bimbo era diventata, con mia somma fortuna, la mia attività professionale. Conoscere, intervistare, raccontare i campioni dello sport. Al termine di un allenamento, nel primo mese di quel glorioso campionato 2000-2001, il primo in serie A della Snaidero, con coach Boniciolli e Charles Smith, decisi che avrei dedicato il mio articolo di giornale a <a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/thalamus-mcghee.pdf">Thalamus McGhee</a>, il fin lì molto positivo centro americano di quella squadra.<br />
A dire la verità, raccogliendo un po&#8217; di dati e preparando qualche nota statistica prima dell&#8217;intervista, mi accorsi che, stranamente, Thalamus registrava cifre migliori nei momenti in cui la Snaidero andava male o perdeva. Ero indeciso se sottoporre a una sua valutazione tale dato, ma in qualche modo volevo per certo metterlo in evidenza.</p>
<p>Nulla di tutto ciò mi riuscì, perché poco dopo i saluti e i convenevoli di presentazione, Thalamus mi chiese: &#8220;<em>Ehi man, what&#8217;s your newspaper</em>?&#8221;.<br />
&#8220;It&#8217;s Messaggero Veneto, local press&#8221;, gli risposi io.<br />
&#8220;<em>Ah.. it&#8217;s you! You wrote my surname Mcgee, last week: remember, my name&#8217;s McGhee</em>&#8220;.<br />
Ora.. vagli a spiegare che l&#8217;errore non era mio, ma pazienza.<br />
&#8220;<em>Ok, Thalamus, it was my fault. Sorry for that</em>!&#8221;. E tentai di andare avanti con l&#8217;intervista, quando coach Boniciolli ci passò vicino e gli disse: &#8220;<em>Thalamus, speak well about the coach</em>!&#8221;.</p>
<p>Il ragazzo guardò Boniciolli, guardò me e iniziò la tiritera: &#8220;<em>Great team, great teammates, very great coach</em>&#8230;&#8221;<br />
&#8220;<em>Ok, Thalamus, we know that!, But tell me about your career, your targets</em>&#8230;&#8221;. Sappiamo bene che devi parlare bene di tutti i tuoi compagni di squadra e dell&#8217;allenatore, ma dimmi di te qualcosa che non sappiamo.<br />
&#8220;<em>I like Udine, I like to play in italian league, I&#8217;m proud to be here and I want to say thanks to Snaidero for opportunity they give to me</em>&#8230;&#8221; Politically correct, senza alcun dubbio. E peraltro mi pareva davvero sincero, ma non riuscivo ancora ad inquadrare bene il vero Thalamus.</p>
<p>Quand&#8217;ecco che, finalmente, tra una domanda sull&#8217;avversario più pericoloso e un&#8217;altra sulle sue esperienze all&#8217;Alabama University, dove giocò tra gli altri con Antonio McDyess e Demetrius &#8221;misterD Alexander&#8221;, i suoi occhi s&#8217;illuminarono, quando sentì Bepi Carnera che urlava: &#8220;<em>Thalamus&#8230; è pronto</em>!&#8221;</p>
<p>Cosa è pronto???<br />
<strong>La pasta carbonara</strong>!!!</p>
<p>Al buon Thalamus interessava ben poco di quell&#8217;intervista, di quel che diceva all&#8217;ignaro giornalista. Il buon Thalamus voleva solo andare nella cucina di Bepi Carnera, lo storico custode del palasport, per gustarsi la sua amata, irrinunciabile, fumante e gustosa pasta alla carbonara. Mezzo chilo di roba, tutta per lui!<br />
Lì per lì, mi tornò in mente l&#8217;episodio di Clarence Kea, che quindici anni prima mangiava ossibuchi dopo gli allenamenti per rifocillarsi. Stavolta era Thalamus McGhee, altro ragazzo del Sud degli Stati Uniti, che s&#8217;era innamorato della pasta alla carbonara.</p>
<p>&#8220;<em>Ehi Thalamus! Next sunday you will play against Rashard Griffith! Are you worried</em>?&#8221; Porca miseria! Avrebbero incontrato la Virtus Bologna del grande Slam, di lì a poco. E Thalamus si stava pappando mezzo chilo di pasta dopo l&#8217;allenamento. &#8220;<em>Bologna? Great team, great coach, very good and talented players</em>&#8220;, la tiritèra di Thalamus era sempre quella, solo che scandiva le parole tra una forchettata e l&#8217;altra di spaghetti ripieni di uova e pancetta affumicata. &#8220;<em>Well.. Snaidero is a competitive team too, if we play well together, we can win</em>!&#8221;. Certo, detto da un nero di 2.04 per 125 kg che aveva la faccia dentro la terrina di pasta, non mi convinceva troppo la teoria secondo la quale la Snaidero poteva battere lo squadrone bolognese.<br />
Tant&#8217;è&#8230; 91-84 per la Snaidero, davanti a 4000 spettatori friulani impazziti, con 5 uomini in doppia cifra e un clamoroso Thalamus (10 punti, 6 rimbalzi e 2 recuperi secondo lo scout della Lega Basket), abilissimo a giocarsela alla pari con Griffith, Matjaz Smodis e David Andersen. Un mito!</p>
<p>I tifosi del palaCarnera impazzirono per Thalamus, prontamente ribattezzato &#8220;Carbonara McGhee. Che da quella partita prese lo slancio per disputare un campionato fantastico, considerate anche le premesse con le quali era arrivato a Udine: praticamente sconosciuto, dopo un paio d&#8217;anni in Germania e una comparsata all&#8217;Apollon di Limassol, Cipro. Chiuse la stagione con 11.5 punti e 8.2 rimbalzi, offrendo alla Snaidero presenza in area, difesa, rimbalzi e un&#8217;ottima capacità di giocare al fianco di Alibegovic, al quale copriva spesso le spalle. Ebbe un infortunio a metà stagione, che mise un po&#8217; in difficoltà la squadra, ma che fu salutato comunque con un ricordo apprezzabile perché ci permise di accogliere per una settimana quel mistero buffo tutt&#8217;oggi irrisolto che risponde al nome di John Strickland, ma per vincere la Snaidero dovette attendere il rientro di Thalamus.</p>
<p>Da neopromossa in serie A, la Snaidero nel 2000-01 si qualificò come settima, con 32 punti al termine della stagione regolare e si ritrovò a giocare i play-off, al primo turno contro la Scavolini Pesaro. Sotto 0-2 dopo le prime due gare dei quarti di finale play-off, ormai la stagione sembrava finita, anche perché obiettivamente nessuno sperava che la Snaidero potesse ribaltare quel risultato, considerando pure che la squadra aveva giocato ben sopra al proprio standard.<br />
Ma quando un campionato è baciato dal dio dei grandi risultati, le sorprese non possono mai considerarsi finite. In gara3, al Palas di Pesaro, davanti a 6000 pesaresi sicuri di passare il turno, la Snaidero s&#8217;inventò una gara perfetta, con il famoso 3/3 da tre punti di Davide Cantarello che ormai è passato agli annali come una delle più clamorose e storiche prestazioni balistiche della storia del basket udinese, forzando la serie a gara4, di nuovo al Carnera.<br />
La sera prima di gara4, andai a seguire l&#8217;allenamento, per testare il polso alla squadra. Che fece Thalamus a fine seduta? Indovinato! Si pappò un bel piattone di pasta alla carbonara, sapientemente cucinato da quel briccone di Bepi Carnera. &#8220;<em>Se tanto mi dà tanto</em> &#8211; pensai tra me e me -, <em>magari il buon Carbonara ripete la prestazione anti-Virtus Bologna di qualche mese fa</em>!&#8221;.<br />
La realtà, però, supero di parecchio anche la più positiva speranza!<br />
Udine era in fibrillazione, il palasport era una bolgia, come un anno prima in occasione delle finali play-off di A2 contro Barcellona, la partita si rivelò equilibrata e spettacolare all&#8217;inverosimile, ricca di un pathos indimenticabile. A pochi secondi dalla fine, però, la Snaidero si ritrova sotto di due, con Charlie Smith malmenato dalla difesa avversaria: la palla arriva non si sa come a Thalamus, in post basso, che s&#8217;inventa un gancio-cielo alla Kareem Abdul Jabbar, contro l&#8217;esterrefatto DeMarco Johnson, il quale non trova di meglio da fare che rifilare a Carbonara uno schiaffone sul braccio, sperando che sbagliasse.<br />
La parabola del tiro di McGhee terminò dolcemente nel canestro, impattando la partita a 1&#8243; dalla sirena finale. L&#8217;arbitro Cazzaro fischiò anche il fallo a Johnson, che regalò il tiro libero a Thalamus.<br />
Ora&#8230; punteggio di parità, 1&#8243; dalla fine, pressione alle stelle, pubblico impazzito&#8230; Il bravo giornalista che fa? immediatamente va a leggere il dato sulla percentuale di realizzazione dei tiri liberi di McGhee, per provare ad anticipare il risultato: 63%&#8230; Uhm&#8230; Mica tanto bene! Eppoi, con tutta la tensione..</p>
<p>In quella circostanza, osservai Bepi Carnera, vicino a me, che era tranquillissimo: &#8220;Vedrai che segna&#8221;, mi confidò.</p>
<p>Ciuff&#8230;</p>
<p>Più uno Snaidero e serie forzata a gara5.<br />
Davide Cantarello e Joel Zacchetti provarono a sollevare di peso Thalamus per portarlo in trionfo sotto la curva, ma non riuscirono a staccarlo da terra neppure di un centimetro, tale era il suo peso. Non importava: la festa era comunque eccezionale! Che terminò in che modo?<br />
Esatto&#8230; pastasciuttata alla carbonara!</p>
<p>L&#8217;anno dopo, andò a Villeurbanne, caldamente consigliato dallo stesso coach Boniciolli, che pareva dover assumere un incaricò là. Poi si ritrovò ad Avellino, a Reggio Emilia, a Sassari, in Venezuela e in Bosnia, senza però ripetere le magie del campionato 2000-01 in maglia Snaidero.</p>
<p>Thalamus &#8220;Carbonara&#8221; McGhee: la reincarnazione udinese di Clarence Kea, quindici anni dopo. Due simpatici vincenti, a tavola e in campo!</p>
<p>.</p>
<p>.</p>
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		<title>Marquis Estill</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 08:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campiòns o cjastròns?]]></category>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Marquis Estill<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=130&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Estate 2004. Teo Alibegovic, coach e general manager della Snaidero, vuole stupire allestendo uno squadrone di grandi potenzialità. E, da che basket è basket, per fare un team vincente occorre avere soprattutto un playmaker e un pivot di rilievo. Il play era Eddie Shannon, confermato dopo un positivo anno precedente, il pivot, dopo un periodo di abboccamenti, doveva essere Marquis Estill.</p>
<p>Negli anni precedenti, ai tempi dell&#8217;università del Kentucky, &#8220;Quise&#8221; era considerato uno dei migliori giovani lunghi americani: fisico imponente, 2.06 per 120 kg, doti atletiche di rilievo, ottima tecnica, aveva tutto per dominare, specie nella lega italiana.<br />
Aveva fatto vedere cose eccellenti nel campionato precedente, il 2003-04, con la divisa della neopromossa Messina e Teo lo presentò (giustamente) ai tifosi e al popolo snaiderino, come un potenziale campione in rampa di lancio, che era stato sondato anche dal Real Madrid, ma che aveva preferito venire a Udine.</p>
<p>Ora, la domanda del tifoso medio, magari un po&#8217; ingenuo, scatta spontanea. Al di là dell&#8217;amor di patria e con tutto il rispetto per tutti i soggetti interessati nella frase, se il Real Madrid cerca un giocatore giovane per farne un titolare, com&#8217;è che questo giocatore giovane sceglie di andare a giocare piuttosto prima a Messina e poi a Udine?</p>
<p>Nei primi tempi, Estill si fa notare in positivo: la Snaidero vince cinque delle prime sette partite e il ragazzo si segnala come presenza importante in the middle. Non segna molto, anche perché palloni giocabili in post non gliene arrivano molti considerando che sul perimetro ci sono discreti &#8220;buchi neri&#8221;, Boris Gorenc su tutti, ma ramazza il pitturato, svita lampadine e piglia rimbalzi ad altezze improponibili per i comuni mortali. Ho ancora negli occhi alcuni suoi minuti giocati contro il varesino Norman &#8220;the storm&#8221; Nolan, letteralmente dominato a suon di finte e semigancio da perfetto pivot, in una partita vinta in maniera convincente dalla Snaidero, in casa. I grandi network sportivi italiani lo seguono con interesse.<br />
Flavio Tranquillo, su SkySport, si lancia in un profilo di Marquis, chiamandolo Màrquis Estìll (occhio agli accenti), ma lui, candidamente e sorridendo, dice di chiamarsi Marquìs Èstill e che è uno a cui piace vincere. La Gazzetta dello Sport manda a Udine il grande Massimo Oriani per intervistarlo e tracciarne un ritratto da pubblicare a nove colonne. Quìse sembra essere la reincarnazione del grande Winfred King, idolo assoluto del palaCarnera a fine anni Ottanta.</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/estill_zoom.jpg"><img class="size-medium wp-image-131  alignleft" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/estill_zoom.jpg?w=210&#038;h=300" alt="" width="210" height="300" /></a></p>
<p>Ecco. Appunto&#8230;<br />
Proprio come Winfred, il ginocchio di Marquis si rivela marcio come una pera caduta dall&#8217;albero e lasciata in balia dei moscerini per qualche settimana. E il ragazzo, dopo un po&#8217;, non gliela fa più. Si comincia a capire perché il Real Madrid abbia preferito non insistere nel convincerlo ad indossare la camisèta blanca.<br />
Dopo 14 partite di campionato, nelle ultime delle quali non era mai riuscito ad andare oltre i 20 minuti giocati, il buon &#8220;Quise&#8221; si rende conto che non può competere nella serieA italiana. Chiude lì la sua esperienza udinese, registrando alla fine 8.7 punti e 8.3 rimbalzi di media secondo i dati della Lega Basket.</p>
<p>Dopo l&#8217;anno in Friuli, si ferma per curarsi, ma la fortuna non gli sorride troppo. Tenta il rientro nel 2006-07, facendo un provino a Livorno, che però non va a buon fine perché i labronici rinunciano a firmarlo.<br />
Gli tocca girare per il mondo per provare a continuare a giocare a basket e trova un ingaggio nella lega giapponese, che ovviamente domina giocando da fermo, a ritmo di 25 punti e 16 rimbalzi di media.</p>
<p>A guardarlo negli occhi, s&#8217;intuiva facilmente la sua frustrazione per quello che poteva essere e che non è stato: si capiva che aveva cultura sportiva importante, acquisita in una realtà nobile come Kentucky University, era apprezzabile il suo tentativo di calarsi in una realtà forse più provinciale di quella che lui sperava di conoscere. Era evidente che comunque aveva modo di divertirsi comunque abbastanza con la fidanzatona che l&#8217;aveva accompagnato a Udine, ma il non vederlo ora ad alto livello in qualche team di Eurolega è un dispiacere.</p>
<p>Tra tutti i centri che sono transitati per il palaCarnera, lui è stato di sicuro quello potenzialmente più devastante e ricco di classe. Che dirti, Quise? Peccato per quel ginocchio maledetto! E comunque, se non fosse stato per quello, a Udine ti si vedeva solo in tivù&#8230;</p>
<p>.</p>
<p>.</p>
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		<title>Winfred King</title>
		<link>http://paradisofvg.wordpress.com/2008/02/25/winfred-king/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 11:52:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campiòns o cjastròns?]]></category>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Winfred King<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=196&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Cara lettrice, caro lettore, benvenuto in questa pagina. Concedimi la facoltà di commuovermi un po&#8217;, ripensando al vecchio Winfred, secondo me uno dei più grandi giocatori della storia della pallacanestro friulana, sicuramente da inserire nella squadra ideale di tutti i tempi cestistici friulani.</p>
<p>Il 1988 è stato un anno particolare per me, molto difficile per vari motivi, con poche luci. Una di queste, tra le più fulgide, fu proprio Winfred, che abitava poco distante da casa mia. Ricordo che, passando sotto le sue finestre per andare a scuola, stavo sempre zitto e facevo attenzione a non sbattere lo zaino contro alberi o portiere delle macchine, per non disturbare il sonno del mio giocatore preferito (divideva questo titolo con Lorenzo Bettarini ed Achille Milani, dei quali ho &#8220;condiviso&#8221; il ruolo in campo nella mia breve, ma intensa carriera di giocatore nell&#8217;<a title="Udine Basket Club" href="http://www.ubclattecarso.it" target="_blank">Ubc</a>).<br />
Il fatto è che tutti quegli scrupoli dell&#8217;imberbe studente-giocatore che ero in quegli anni si rivelavano del tutto inutili, anche perché quasi mai Winfred era in casa a qulle ore! Lo potevi trovare essenzialmente in un paio di posti: o al palasport Carnera, oppure al &#8220;Pilutti&#8217;s Pub&#8221;, mitico ed indimenticabile locale di piazzale Chiavris a Udine, dove King non riuscì a trovare, in tre anni, neppure un boccale di birra che non gli piacesse.<br />
Talento tecnico clamoroso, fisico da lottatore di sumo, 2.06 di poesia in movimento, fu terza scelta dei Boston Celtics nel 1983, uscendo dall&#8217;East Tennessee State University. L&#8217;anno successivo al Draft, sbarcò per la prima volta in Friuli, giocando una stagione complessivamente convincente con la Segafredo Gorizia, a 13 punti e 11 rimbalzi di media in squadra con Paolino Nobile ed Alberto Ardessi. Poi, per tre anni girovagò per il mondo, dispensando lezioni di pallacanestro, prima di tornare dalle nostre parti, nell&#8217;estate del 1988, per aggregarsi alla Fantoni Udine di coach Lajos Toth. Ricordo che fu quello il primo campionato che seguii come spettatore fisso al palasport, in curva nord, poco distante dai tifosi abilmente orchestrati dal mitico Beppe Zurco.<br />
Ai quei tempi, io bambino pensavo che i campioni dello sport fossero eroi inavvicinabili e quando mi ritrovai di fronte King, in piazzale Chiavris, con la tuta della Fantoni e la borsa a tracolla, rimasi paralizzato dall&#8217;emozione (oltre che dall&#8217;impressione che mi faceva la stazza di quell&#8217;omone nero). Io vivevo con la tuta dell&#8217;Ubc incollata addosso come una seconda pelle e fu proprio Winfred, passandomi vicino, a notare che ero pure io, seppur nel mio piccolo, un giocatore di basket. &#8220;<em>Tu, basketball!</em>&#8220;, mi disse &#8211; <em>Tu, piace basketball?</em>&#8220;<br />
Incredibile! Il grande Winfred King che mi rivolgeva la parola?!?!! Non riuscivo a crederci.<br />
&#8220;<em>Yes! I play basketball with Ubicì</em>&#8220;, gli risposi con il mio incerto inglese imparato male a scuola e masticato con salivazione pari a zero. A me pareva una cosa importante far sapere a tutti che giocavo nella squadra campione provinciale della categoria ragazzi (oggi credo si dica under13) e gli dissi qualcosa del tipo &#8220;<em>We are Udine champions</em>&#8220;.<br />
A ripensarci ora, mi viene da ridere, ma in quel momento stavo vivendo un&#8217;esperienza trascendente!<br />
&#8220;<em>Wow!</em> &#8211; esclamò Winfred col suo vocione &#8211; <em>Fantoni fan?</em>&#8220;<br />
Io annuii convinto, tanto che King mi salutò mettendomi una mano sulla spalla e dandomi un cinque alto: non mi lavai quella mano per circa quattro giorni&#8230;</p>
<p>Era un pivot moderno, gran rimbalzista, ma soprattutto passatore eccellente. Col tempo si costruì anche un tiro da tre sufficientemente efficace: aveva una tecnica di tiro non perfetta, ma l&#8217;esecuzione era velocissima e metteva in difficoltà i lunghi avversari. Assieme a Lorenzo Bettarini, costruì un asse play-pivot di grande concretezza, sui cui si basarono le fortune di quella squadra. All&#8217;inizio del torneo 1988-89 le cose non andarono benissimo, tanto che coach Toth fu sostituitò da Giovanni Piccin, che restò in panchina anche l&#8217;anno successivo e per metà del torneo 1990-91, prima dell&#8217;arrivo di coach Paolo Bosini.</p>
<p>Un giorno, le cronache quotidiane furono riempite dall&#8217;incidente automobilistico che lo vide protagonista. Pare si trovasse a Vicenza (&#8220;<em>Cacchio ci faceva a Vicenza?</em>?&#8221; pensai tra me e me), nei pressi della base americana. Avrei voluto essere al posto dei carabinieri e la croce rossa che andarono a soccorrerlo, nella notte, e si videro quella montagna nera incastrata nelle lamiere della macchina. Lui, scendendo dall&#8217;auto, decisamente scosso e forse un po&#8217; alticcio, cominciò ad urlare &#8220;<em>Bettarini!! Bettarini!!! Bettarini!!!! Udine!</em>&#8220;.<br />
Una scena epica, per fortuna dopo un incidente senza gravi conseguenze.</p>
<p>Nel 1990, il mio ginocchio destro mi faceva male male&#8230; Io giocavo lo stesso, perché il dolore era comunque sopportabile e non volevo rinunciare ad andare all&#8217;allenamento e di giocare le partite. Mi lamentavo, ma alla fine scendevo sempre in campo. Finché non ce la feci davvero più.<br />
Una mattina, sciopero generale a scuola, mi ritrovai a cazzeggiare per il centro di Udine assieme ai miei compagni di classe: dove andai? A cercare Winfred, ovviamente scovandolo al Pilutti&#8217;s&#8230;<br />
&#8220;<em>Hi Winfred</em>! &#8211; il mio inglese era nel frattempo migliorato e mi sentivo sufficientemente vicino a lui per considerarmi un suo amico al punto di trattarlo davvero come tale! &#8211; <em>How are you</em>?&#8221;<br />
Winfred non mi riconobbe per nulla, figurarsi&#8230; Stava bevendosi in pace una birra, quando notò che stavo zoppicando leggermente. Indicò con il ditone il mio ginocchio e mi chiese: &#8220;<em>What&#8217;s up</em>?&#8221;<br />
Gli feci segno che mi faceva male e gli dissi: &#8220;<em>I can&#8217;t play basketball</em>&#8220;.<br />
Winfred tirò un sospiro che riempì di alito di birra l&#8217;intero locale e, voltando di nuovo lo sguardo sul suo boccalone semi vuoto, battendosi con la mano il proprio ginocchio a sua volta martoriato, disse&#8230; &#8220;<em>artroscopia</em>!!&#8221;.</p>
<p>&#8220;<em>Ehi, Winfred?! Che cacchio vuol dire artroscopia?? Che parola è? Inglese? Slang americano</em>?&#8221;&#8230; Non dissi nulla, lo salutai e me ne andai a casa.<br />
Non lo vidi più, perché il campionato finì presto e, nell&#8217;estate, quella squadra fu smantellata. Mi sono però commosso rivedendo il suo faccione in fotografia nell&#8217;ufficio di Enzo Cainero, che negli anni Ottanta era il presidente della squadra.</p>
<p>Un mito! Il mio amore per il basket udinese nacque in quegli anni. Grazie al grande Winfred King.</p>
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		<title>Justin Brown</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2008 13:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Justin Brown<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=123&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="mceTemp"><img class="alignleft" src="http://singaporeslingers.files.wordpress.com/2006/11/pict0174.JPG?w=180&#038;h=275" alt="" width="180" height="275" /></div>
<p>&#8220;Sarò il vostro Tim Duncan!&#8221;. Con <a title="Articolo di Valerio Morelli che presenta Brown" href="http://ricerca.quotidianiespresso.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2003/08/19/NZ_15_SPC3.html" target="_blank">queste</a> parole, il giovane anglo-australiano Justin Brown, per gli amici Geibì, si presentò a Udine nell&#8217;estate del 2003: a consigliarlo alla Snaidero fu il professor Mario Blasone, che aveva visto il ragazzo alle Summer League di Treviso, qualche settimana prima. Gemello sportivo (riuscito molto male, evidentemente) di David Andersen, questo pacioccone perticone wallaby di 2.12 per 120 kg s&#8217;è rivelato fin da subito un bravo ragazzo, quasi ingenuo, sicuramente scarso sul campo da basket. &#8220;In Brown rivedo Andersen &#8211; spiegò in quei giorni il coach-manager Teo Alibegovic &#8211; Per noi è un investimento: <strong>già adesso potrà darci molto in termini di produttività </strong>all’interno della squadra, ma non dimentichiamoci che la Snaidero non deve vincere lo scudetto, ma stabilizzare un gruppo che diventi difficile da battere per tutti, soprattutto quando giocheremo al palasport Carnera, sul nostro campo. <strong>Ha firmato per tre anni</strong>, in modo che nel tempo possa trovare da noi la consacrazione dopo essere uscito dal college americano in cui ha militato negli ultimi anni&#8221;.<br />
Ora&#8230; visto così, pare proprio il prossimo Tim Duncan o quasi. Diciamo che a Udine si sarebbero tutti accontentati benissimo di un altro David Andersen. La realtà, però, ha rivelato un eccellente contropeso per la panchina, un sempre prezioso bersaglio per scherzi e battutacce e una <strong>clamorosa fonte di ricchezza e di reddito per i pub del nord di Udine</strong>, che GeiBì frequentava assieme agli amici del rugby e dove spendeva praticamente tutto quel che di stipendio la Snaidero gli passava.<br />
Al College, a Connecticut University, costituiva il reparto lunghi della squadra assieme ad Emeka Okafor: leggasi, che in allenamento era quello che si prendeva le botte dal nigeriano poi prima scelta Nba. Il fisico c&#8217;è, senza dubbio, ma il resto latita decisamente, né Teo e il suo staff riescono ad insegnargli lo straccio di un movimento in post basso o a prendere posizione sotto canestro. La foto qui sopra è emblematica: Justin Brown è quello&#8230;. sulla destra, col numero 45 in baglia bianca, a cui il nero volante sta schiacciando in faccia!</p>
<p>Innamorato perso (giustamente) per la fidanzata Stephanie, con la quale è in contatto via msn 25 ore su 24 al giorno, nella squadra udinese riesce a giocare 19 partite, 4 delle quali in quintetto base (!!), con 0.8 punti e 1 rimbalzo di media a gara, secondo le statistiche pubblicate dalla Lega Basket. Epico un suo tentativo di schiacciata, a seguito del più lento passo-e-tiro della storia del basket dai tempi di Nino Calebotta, con la mano di Justin che s&#8217;aggrappa al ferro, mentre il pallone schizza via, per colpire il tabellone dei 24&#8243;. In quella circostanza, l&#8217;intero palaCarnera ammutolì per qualche secondo, prima di chiedere &#8220;gentilmente&#8221; a Teo di togliere il cangurone, per rimandare in campo il molto più efficace (sigh) Sasha Markovic&#8230;</p>
<p>Partito da Udine, s&#8217;è reso protagonista di qualche cammeo all&#8217;Alba Berlino, dove Teo lo aveva piazzato grazie alle sue influenti amicizie teutoniche: arrivato nella squadra prima classificata e nettamente più forte di tutti, al termine della regular season tedesca, è riuscito comunque a perdere un titolo già scritto. Dopo la Germania, s&#8217;ìè reinventato centro di riserva dei mitici Liaoning Panpan Hunters, undicesimi nella spettacolare lega Cinese, dov&#8217;era circondato da nove tiratori pazzi con gli occhi a mandorla che non gliela davano (la palla) neppure se nevicava riso integrale su Shangai! Il titolare del ruolo di centro era tale Lui Xiangtao, pivot di 1.96 cresciuto nel vivaio del Liaoning: Brown non è riuscito a vincere la concorrenza per lo starting five neppure con quello lì!<br />
Ora, Geibì indossa la maglia dei Brisbane Bullets, dove sta riproponendo le stesse cifre maturate a Udine: l&#8217;unico dettaglio, è che ora a festeggiare sono i titolari dei pub del nord di Brisbane&#8230;</p>
<p>A occhio e croce, il mondo dovrà ancora attendere per un altro Tim Duncan, ma anche per un altro David Andersen&#8230; Io mi accontenterei di non rivedere più giocare a basket a Udine un altro Justin Brown!</p>
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		<title>Joelcio Janjao Joerke</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jan 2008 20:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campiòns o cjastròns?]]></category>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Janjao Joerke<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=122&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8220;<strong><em>Janjao, Janjao.. sei meglio di Falcao</em></strong>!!&#8221; Il grido della Curva del palaCarnera indirizzato al brasiliano era un must della seconda parte dell&#8217;indimenticabile campionato di serie A2 1999-2000.<br />
Nel dicembre del 1999, il giemme udinese Giancarlo Sarti e coach Matteo Boniciolli si resero conto che la squadra era competitiva, ma mancava di un po&#8217; di peso sotto canestro, dato che Davide Cantarello, l&#8217;ancora imberbe Joel Zacchetti, Teo Alibegovic e il franco-senegalese Bassirou Njang non potevano da soli competere con il reparto lunghi avversario.<br />
&#8220;<em>Ci penso io!&#8221;,</em> risolse tutto Sarti, sparendo per un paio di giorni nel freddo gennaio 2000, per poi tornare a Udine con la firma di tale Joelcio Joerke, in arte Janjao.</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/janjao.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-113" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/janjao.jpg?w=110&#038;h=150" alt="" width="110" height="150" /></a>Descrivere Janjao non è semplice: alto 2.05, ma anche largo 2.05. Cioè.. lo era ai tempi in cui giocava, figurarsi come sia ora, che magari non fa più rigorosa vita d&#8217;atleta (ammesso che l&#8217;abbia mai fatta).<br />
Gli scout dicono di lui che &#8220;<em>Like playing close to the basket using his big body and knows how to do it. Big experience</em>&#8220;. La parola big body non rende abbastanza l&#8217;idea: il sedere di Janjao fa provincia, rischia in ogni azione d&#8217;attacco che gli venga appioppata l&#8217;infrazione dei tre secondi di sosta vietata in area, ma la cosa che impressiona di più è la grandezza della sua testa, clamorosamente sproporzionata rispetto al corpicino.<br />
Miracoli del business, per poterlo tesserare gli si trovano avi a Majano (!!!), tanto che poi è costretto ad andare a votare per l&#8217;elezione del sindaco, perché lo dotano di preziosa carta d&#8217;identità majanese, ma sbaglia di mettere la ics nella casella opportuna, giustificandosi dicendo che in Brasile non si vota così. Ex nazionale brasiliano, vincitore di titoli carioca con il Flamengo, le cronache dicono che stia ancora evoluendo sul parquet con la divisa del Sao Bernardo nella prima lega brasiliana.</p>
<p>Nella Snaidero 1999-2000 disputò 20 partite in tutto, con 8.5 punti e 4.8 rimbalzi di media, sette delle quali partendo in quintetto, secondo le statistiche pubblicate dalla Legabasket. Nel 2004-05 è tornato a queste latitudini, per vestire la canotta di Rimini, in serieA2, ma a Udine non è più tornato: chissà se gli mandano ancora la cartella elettorale dal comune di Majano?!<br />
A domanda precisa, il grande Charlie Smith ha assicurato che blocchi come quelli che gli portava Janjao non li fanno neppure Malik Rose, Tim Duncan o Dale Davis, per citare alcuni dei suoi compagni Nba a San Antonio o Portland. Il &#8220;ragno&#8221;, quando giostrava sul lato di Janjao, era praticamente sempre libero. Certo, in area non ci andava mai, anche perché se in the paint c&#8217;era il corpulento carioca, anche l&#8217;incolumità fisica di Smith era in pericolo. Mitica una scena in allenamento, quando il buon Davide Zambon, che pure non è mai stato un fuscello, nel tentativo di schiacciare si ritrova a sbattere contro Janjao: terribile l&#8217;impatto, dopo il quale il povero Zambon si ritrova a terra rotolante, mentre &#8220;O gigantao brasileiro&#8221; si limita a grattarsi la patta per verificare che sia tutto al posto giusto, con Charlie Smith, poco distante, incapace di trattenere le risate.</p>
<p>Visto con i nostri occhi, in pizzeria, alle 4 del pomeriggio Janjao è riuscito a bere due boccali di birra da due litri l&#8217;uno, pappandosi un sacchettino di patatine fritte, prima di chiedere al cameriere una &#8220;<em>pissa margerita, che dopo io training e coach incassato</em>&#8220;.<br />
Semplicemente, un mito!</p>
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		<title>Daniel Langhi</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jan 2008 20:47:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fran</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il profilo di Dan Langhi<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=121&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8220;<em>Sono andato io a parlargli, abbiamo giocato uno contro uno e mi ha messo in difficoltà: è l&#8217;uomo giusto per la Snaidero</em>!&#8221;. Teo Alibegovic non aveva dubbi nello scommettere su Dan Langhi come stella della Snaidero 2004-05.</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/danlanghi08_100.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-117" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/danlanghi08_100.jpg?w=149&#038;h=150" alt="" width="149" height="150" /></a>Gli scout parlavano di Langhi come di un tiratore americano bianco di 2.07, protagonista di un&#8217;ottima carriera a Vanderbilt University, scelto al secondo giro del Draft 2000 e poi girato agli Houston Rockets, con i quali ha stipulato un contratto biennale. Già nel 2000, Langhi fu provato dalla Varese del post-scudetto, ma l&#8217;abboccamento non andò a buon fine: dopo Houston, passò anche per i Phoenix Suns, i Golden State Warriors, i Milwaukee Bucks, finanche i Cleveland Cavaliers, ma solo per la Summer League 2004. Fu in quell&#8217;occasione che il buon Teo adocchiò Langhi, proponendogli di venire in Italia per fare il protagonista.</p>
<p>La trattativa andò a buon fine e Dan Langhi fu presentato dalla Snaidero basket in una informale conferenza stampa nell&#8217;agosto del 2004 all&#8217;hotel international di Tarvisio, dove il team era in ritiro pre-campionato.<br />
&#8220;<em>Dan e Sekunda </em>- scrisse il <strong><a title="Articolo di Valerio Morelli" href="http://ricerca.quotidianiespresso.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2004/06/18/NZ_20_SPB1.html" target="_blank">Messaggero Veneto</a></strong> in quei giorni &#8211; <em>non si pesterebbero i piedi, ma anzi si completerebbero. Si possono anche alternare sul parquet, non togliendo spazio al lancio di Zacchetti. Non ne scapiteranno in minutaggio, ma ne guadagneranno in lucidità e freschezza per essere sempre pronti al gioco dispendioso, specie per la difesa aggressiva, imposto da Alibegovic&#8221;.</em></p>
<p>Nelle amichevoli pre-season, Langhi non entusiasmò, ma il front office e lo staff tecnico (sempre Teo con entrambe le cariche), chiedeva opportunamente tempo per permettergli di inserirsi in un contesto nuovo, lui che negli anni precedenti era stato abituato a recitare da specialista del tiro, uscendo dalla panchina. Ovvio che gli servisse un po&#8217; per riprendere confidenza con minutaggi da titolare.</p>
<p>Passò settembre.<br />
Passò ottobre.<br />
Cominciò il campionato e passò novembre&#8230; Certo, nel mentre la Snaidero aveva iniziato il campionato vincendo cinque delle prime sette partite, ma il contributo di Dan era stato nella circostanza quantomeno periferico, a parte i 18 punti infilati nel canestro di Reggio Calabria.<br />
A dicembre, Langhi ebbe un periodo favorevole: inanellò alcune partite attorno ai 15 punti di media e pareva finalmente aver imboccato la strada giusta, quando però la Snaidero perse sei delle successive sette partite e tutto tornò come prima, anche perché quella squadra, con l&#8217;ingovernabile Gorenc, il timidino Shannon, lo zoppo Estill, il &#8220;<em>tecnicamente rivedibile</em>&#8221; Markovic e l&#8217;incontrollabile Stazic non era proprio equilibratissima. Nel girone di ritorno, Dan espresse delle buone serate al tiro, senza però mai dare l&#8217;impressione di aver trovato continuità di rendimento. A parziale scusante, bisogna ammettere che mai una volta in tutto il campionato Alibegovic ha organizzato un gioco che permettesse a Langhi di trovarsi al tiro: ogni tentativo dell&#8217;ex Rockets era sempre una soluzione piuttosto estemporanea. A maggior ragione dopo che, all&#8217;inizio del 2005, arrivò l&#8217;indecifrabile John Wallace.</p>
<p>Dan Langhi chiuse quella stagione con 10 punti e 6 rimbalzi di media in 34 partite giocate con un Italian Career high di 23 punti, realizzato proprio nell&#8217;ultima giornata della regular season, a Milano. Un giorno, Valerio Morelli, appioppandogli un 5 in una gara persa contro Cantù, scrisse di lui: &#8220;<em>Ha incertezze fatali al tiro, ricordando Paschini quando aveva paura di tirare perché il Carnera dissentiva</em>&#8220;.</p>
<p>Partito da Udine, ha fatto brevi comparsate al Braunschweigh in Germania e poi nella lega Giapponese, prima di finire ai Conquistadores de Guaynabo e ai Vaqueros de Bayamon in Portorico&#8230;</p>
<p>Di lui ci si ricorda soprattutto per l&#8217;espressione interlocutoria che aveva mentre veniva intervistato (lui parlava un quasi incomprensibile slang del midwest Kentucky) e per il mal di schiena che lamentava ogni volta scendendo dall&#8217;aereo dopo un viaggio perché s&#8217;addormentava sempre in posizioni poco ortodosse. Dopo qualche mese era ingrassato perché la moglie aveva imparato a cucinare la pastasciutta e gli cucinava solo quella, a chili!<br />
Epica un&#8217;intervista rilasciata da Dan Langhi a Rita Bragagnolo, con la presenza di Lorenzo Bettarini nella veste di sghignazzante interprete: neppure il Betta riusciva a capire lo slang di Langhi e finiva per inventare traduzioni fantasiose alla malcapitata giornalista.</p>
<p>Da notare che Langhi è pure l&#8217;unico giocatore americano con cognome italiano per il quale non è mai stato fatto nulla per tentare di verificare eventuali parentele, al fine di italianizzarlo&#8230;. Ci sarà un motivo!</p>
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		<title>Richie Dalmau</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jan 2008 20:42:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dicembre 1999, Udine, inverno, freddo.
Coach Boniciolli decide di tagliare dal roster della Snaidero il volenteroso, ma inefficace marine hawaiano Lou Smalley. Il manager Sarti tenta la magata: fa un giro di telefonate e sente parlare del grande Dalmau, nazionale portoricano, figlio del Ct della selezione caraibica, che negli anni precedenti aveva condotto i leggendari Piratas de Quebradillas [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paradisofvg.wordpress.com&blog=1559416&post=119&subd=paradisofvg&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dicembre 1999, Udine, inverno, freddo.<br />
Coach Boniciolli decide di tagliare dal roster della Snaidero il volenteroso, ma inefficace marine hawaiano Lou Smalley. Il manager Sarti tenta la magata: fa un giro di telefonate e sente parlare del grande Dalmau, nazionale portoricano, figlio del Ct della selezione caraibica, che negli anni precedenti aveva condotto i leggendari Piratas de Quebradillas a svariati titoli nazionali e continentali, dopo un&#8217;esperienza al South Plains Junior College in Texas e il titolo di Mvp della lega portoricana nel &#8216;99.<br />
Detto e fatto, Sarti accetta di prenderlo e Dalmau sbarca in Friuli nel Natale del 1999, direttamente dai Caraibi al gelo invernale di Tavagnacco.</p>
<p>Ora.. la famiglia Dalmau è un&#8217;istituzione della pallacanestro portoricana e papà <a title="Ray Dalmau senior" href="http://vmonsanto.com/sitebuildercontent/sitebuilderpictures/dalmau.jpg" target="_blank">Raymond</a> è ovviamente conosciuto e riverito anche a livello internazionale. Proprio Raymond Dalmau senior sforna alcuni pargoli tutti impegnati in carriere cestistiche: <a title="Joshua Dalmau" href="http://bp2.blogger.com/_KzTsKE_l-Bk/R_z6K8-R6kI/AAAAAAAAN_k/xMvT9d_jLf4/s1600-h/mrmundo3wf7.jpg" target="_blank">Joshua</a>, che però capisce subito che potrebbe avere più successo in altri campi, <a title="Christian Dalmau" href="http://www.nba.com/dleague/players/christian_dalmau.html" target="_blank">Christian</a> e <a title="Raymond Dalmau" href="http://www.nba.com/dleague/players/raymond_dalmau.html" target="_blank">Raymond</a>. Quello che arriva a Udine, però, dice di chiamarsi Richie&#8230;</p>
<p>E chi cacchio è Richie????</p>
<p><a href="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/dalmau_raymond.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-115" src="http://paradisofvg.files.wordpress.com/2008/07/dalmau_raymond.jpg?w=150&#038;h=223" alt="" width="150" height="223" /></a>Gli scout baskettari citano solo Christian e Raymond, entrambi ali di 1.96, il primo classe &#8216;77, il secondo classe &#8216;73.<br />
I dati della Legabasket parlano di <a title="Richie Dalmau" href="http://195.56.77.208/player/?id=DAL-RIC-73&amp;year=1999" target="_blank">Richie Dalmau</a>, play-guardia del 1973, alto 1.87. E le prestazioni in campo al palaCarnera di Richie non fanno altro che aumentare i dubbi su chi sia veramente il portoricano arrivato a Udine. Alla fine, pare proprio che si tratti proprio di Raymond Dalmau Santana junior, soprannominato appunto Richie, primogenito di Raymond senior, che evidentemente s&#8217;è ristretto in altezza attraversando l&#8217;oceano. Rimane a Udine qualche mese, il tempo per mettere insieme 11 partite giocate, con 10.2 punti di media e un&#8217;abilità diabolica nel perdere palloni nei pick and roll con Alibegovic, che non ne vede una!<br />
Al supermercato del Città Fiera qualcuno si ricorda ancora delle carrellate di salsine caraibiche e di bacardi che si comprava ogni settimana. Secondo me, non era neppure un malvagio giocatore, ma in quel contesto tecnico-tattico, nella Snaidero 1999-2000, centrava come i cavoli a merenda.</p>
<p>Ad aprile, capita la malaparata, Giancarlo Sarti decide che è il caso di ringraziare Raymond Dalmau Santana junior, in arte Richie, per il disturbo e vola negli States per tornare con Charlie Smith in valigia.</p>
<p>A posteriori, si può dire che la lega portoricana non vanta il livello più indicato per valutare le prestazioni e le doti di un giocatore, anche se obiettivamente questo Raymond Dalmau junior in arte <a title="Richie" href="http://www.youtube.com/watch?v=UVTwipmCHqY" target="_blank">Richie</a> non pare essere l&#8217;ultimo arrivato, almeno stando a cifre e titoli. Però, soprattutto dopo aver visto giocare il fratello Christian, in Uleb Cup con i polacchi del Prokom, si capisce che quello forte è proprio quest&#8217;ultimo, che nel 1999 viaggiava a 20 di media con i Trotamundos de Carabobo ed è considerato un&#8217;ala di grandi doti atletiche e realizzative, rispetto al fratello Raymond Dalmau junior in arte Richie, che evoluisce più da creatore di gioco.</p>
<p>Negli ultimi giorni, però, nel raccogliere dati per scrivere questa pagina, ho scovato su internet la scheda di un tale Ricardo Dalmau Santana, play-guardia di 1.87, classe 1977, mancino, ex giocatore dei Pirated de Quebradillas, che tira i liberi con il 54%, vestendo attualmente la canotta dei Cangrejeros de Santurce&#8230; Non è che a Udine è arrivato proprio questo qui?</p>
<p>E il mistero s&#8217;infittisce!</p>
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