Pechino 2008: (secondo me) bilancio in chiaroscuro

La spedizione azzurra alle Olimpiadi di Pechino 2008 ha chiuso la 29ª edizione dei Giochi con 28 medaglie, 8 d’oro, 10 d’argento e 10 di bronzo: in totale, 4 in meno rispetto ad Atene 2004.
Ci siamo confermati come una delle nazioni di punta nella scherma, nel nuoto, nel ciclismo, nel pugilato, nel tiro a volo, nella vela e nel canottaggio.
Abbiamo fatto la figura dei peracottai bolsi in praticamente tutti gli sport di squadra: calcio, pallavolo ambosessi, pallanuoto femminile, ginnastica femminile e il k4 di canoa capeggiato dal portabandiera azzurro Antonio Rossi dovevano puntare tutti a medaglia: nessuna di queste squadre c’è riuscita. La differenza delle 4 medaglie in meno rispetto ad Atene è tutta in questo dato.

Un primo commento va dedicato, secondo me, alla cosiddetta dignità sportiva che molti atleti azzurri hanno, che meriterebbe di essere promozionalizzata ben di più, invece di essere fagocitata dal dio calcio. A ragione, alcuni atleti hanno rivendicato spazio ed interesse mediatico, anche perché gli sforzi e l’impegno profuso, nel silenzio, in questi anni di preparazione hanno almeno pari importanza di quello che impiegano sportivi molto più famosi (quasi tutti calciatori, oppure ciclisti clamorosamente dopati).
Non sono d’accordo sulla eventuale detassazione dei premi olimpici: le tasse sono e devono essere uguali per tutti, a prescindere dalla fonte di reddito.

Ciò che mi dà davvero fastidio è l’appiattimento dei valori di cultura sportiva che mi/ci attanaglia: non è possibile che di fenomeni come la Vezzali o la Idem ci si accorga solo una volta ogni quattro anni; non è possibile che atleti veri come i canoisti debbano essere confinati in stretti angoli mediatici.
Non può esistere solo ed esclusivamente il calcio o il motomondiale in Italia. Non è giusto che il ciclismo sia trattato solo come culla del doping. Non è accettabile che la Pellegrini sia famosa solo per le sue storie (cacchio! ha 20 anni, è bella, è simpatica… mi preoccuperei se fosse frigida!), mentre le sue imprese in vasca arrivano solo dopo. Mi incacchio se non viene riconosciuta la grandezza della personalità di Josefa Idem, immarcescibile e lucida nell’affermare che è sbagliato che la politica chieda agli atleti di trasmettere dei messaggi, nascondendosi però al momento di trattare direttamente i problemi del mondo.
E ho apprezzato molto la schiettezza di Clemente Russo, uno con i contro-cosi grandi così, la delicata determinazione di Picardi o della Cainero, che hanno onestamente ammesso che il premio olimpico servirà loro per pagare il mutuo per l’acquisto della casa. E la Scapin, la Quintavalle… Chi si ricorda già ora dell’oro nella lotta greco-romana del romagnolo Minguzzi?
Accendo la tivù, con la cerimonia finale ancora in corso, che già in tutti gli altri canali si sta parlando della SuperCoppa di calcio tra Inter e Roma: siamo già pronti per l’indigestione di calcio.

Non è mia intenzione promuovere campagne anti-calcio: sono un tifoso appassionato pure io.
Gradirei però un maggiore equilibrio e un miglioramento tanto netto, quanto immediato di una cultura sportiva che non ci appartiene. E alla quale chi dirige lo sport italiano pare disinteressarsi.

Mandi

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~ di fran su 24 Agosto 2008.

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